🌊 VIAGGIO 🏔️

AL LAGO DI GARDA E AL MONTE BALDO

in cui si ragiona delle cose naturali di quei luoghi
aggiuntovi un cenno sulle curiosità del Bolca e degli altri monti veronesi

DI CIRO POLLINI
Dottore in Medicina e Chirurgia

Con una Tavola in rame  •  In Verona — Dalla Tipografia Mainardi

📜 Frontespizio e Versi

Il volume si apre con il frontespizio che riporta:

VIAGGIO
A L L A G O   D I   G A R D A   E   A L   M O N T E   B A L D O
IN CUI SI RAGIONA DELLE COSE NATURALI DI QUEI LUOGHI
AGGIUNTOVI UN CENNO SULLE CURIOSITÀ DEL BOLCA
E DEGLI ALTRI MONTI VERONESI
DI CIRO POLLINI
DOTTORE IN MEDICINA E CHIRURGIA
con una Tavola in rame
IN VERONA — DALLA TIPOGRAFIA MAINARDI
... Vieni qui dove
Tra 'l marmifero Torri, e la pescosa
Torbole, Re de gli altri altero monte,
La soggetta Malcesine, l'amena
Primogenita sua Baldo vagheggia.
— Spolverini, Riseid. Lib. I.°

🌊 LETTERA I.ª — Sul Lago di Garda

A SIC. CURZIO SPRENGEL
Professore di Medicina e di Botanica nell'Università di Halle in Sassonia

L'autore esordisce ricordando la promessa fatta all'amico di descrivere ciò che vide al Benaco e al monte Baldo nelle frequenti gite compiute in quei luoghi deliziosi. Si scusa per la difficoltà di esprimere a parole ciò che l'anima sente.

Racconta che nell'inverno precedente aveva divisato con tre amici naturalisti di recarsi al Lago di Garda appena la stagione lo avesse permesso. Giunto il tempo, partirono da Verona all'alba del solstizio d'estate, dirigendosi verso Bardolino.

L'autore sottolinea che sarebbe stato vergogna per giovani naturalisti solcare le onde del Benaco e non salire sul monte Baldo, i cui piedi bagnano le stesse onde. La proposta piacque a tutti, e quando le nevi si sciolsero dalle alte vette, si misero in cammino.

📏 Descrizione del Lago di Garda (Benaco)

Dimensioni e Posizione

Il Lago di Garda, un tempo chiamato Benaco, si estende da settentrione a mezzogiorno per circa 35 miglia (miglia comane di metri 1780,80 ciascuna). Giace tra le falci dell'Alpi Retiche, che declinando lo abbracciano da Riva (capo) fino a Peschiera (estremità).

CaratteristicaValore
Larghezza minimameno di 3 miglia (da Torri a Maderno circa 7 miglia)
Larghezza massimada Salò a Garda non minore di 12 miglia
Altitudine sul livello del maremetri 77,82 (osservazione barometrica dell'autore a Garda, 22 luglio 1815)
Profondità massimafino a 180 metri presso la Madonna di Monte Castello; nel mezzo 130 metri

Nota degli eruditi

Secondo il Conte Bettoni la profondità maggiore, tra Castelletto e Gargnano, raggiunge i 584 metri. L'autore cita anche misurazioni di ufficiali francesi del genio che indicano un'altitudine di 101,2 metri sul mare, e una livellazione eseguita da un ingegnere veronese che stima la superficie del Lago a Lazise più bassa di circa venti metri rispetto al pelo dell'acqua dell'Adige a Verona (che è a 67,07 m sul livello dell'Adriatico).

Isole e Immissari

Nel lago sorgono tre isolette:

Vi è inoltre la penisola Sermione, che si protende fra le limpide onde del lago.

I fiumi che vi metton foce sono:

A Peschiera ne esce il Mincio.

Venti e Navigazione 💨

Due venti periodici spirano sul lago per la maggior parte dell'anno, favorendo la navigazione:

Il primo è così violento da rendere il lago minaccioso e sconvolto:

Col fremito dell'onde al mar s'aguaglia.

La direzione di tali venti viene in più luoghi cambiata dalle fauci dei monti, che sboccano verso il lago, onde si destano varie correnti.

Il commercio del lago è vivissimo. Le imbarcazioni più grandi portano circa 600 miriagrammi, quelle dei pescatori 100 miriagrammi o dieci persone. Tutte vanno a remo o a vela e non navigano mai contro vento. Le più grosse con vento favorevole percorrono fino a dieci miglia all'ora; un battello di pescatore a quattro remi fa fino a cinque miglia, dove il lago non sia contrario.

Qualità delle Acque e del Clima

L'aria è temperata e purissima; le acque leggerissime e limpidissime. Le sponde offrono uno spettacolo di infinita bellezza: dirupi orridi a settentrione, pendici ridenti a meridione, colline coperte di gelsi, olivi, viti e alberi da frutto. I giardini sono adorni di cedri e aranci, che ricordano i mitici giardini di Alcinoo e delle Esperidi.

🏖️ Le Sponde e i Luoghi

Sponda Veronese

Partendo da Bardolino, villaggio amenissimo sulla sponda del lago, l'autore si dirige a settentrione verso Garda, da cui il lago prende nome. Presso Garda vi era un'antica rocca su una rupe perpendicolare; ora è un luogo di cara solitudine, con un sentiero tortuoso fiancheggiato da annosi cipressi, che fanno al sacro albergo di triste e pur soavi ombre corona.

Dall'alto dell'eremo si scorge da un lato il Lago, dall'altro la ferace valle di Caprino. Poco oltre si incontra il promontorio di S. Vigilio, il più ameno luogo della sponda veronese, posto a mezzodì e difeso a settentrione da monte Baldo, che ivi comincia ad erger le sue cime. Si può dire che goda una perenne primavera. Crescono ivi a cielo aperto piante delle più calde regioni e fiorisce tra le fessure degli scogli l'Agave americana.

I colli all'intorno sono coperti di robusti olivi, viti e alberi fruttiferi; qui si colgono in primavera ottimi fichi, che resistettero al rigore dell'inverno. Sulla sommità dello scoglio che sporge sul Lago vi è un vago giardino, tutto di cedri e aranci odoroso, e un alto e magnifico palagio, donde l'occhio vagheggia l'intero Lago e l'opposta sponda bresciana.

Seguendo il cammino si incontrano Torri, Castelletto, Brenzone e Malcesine, che è il principale. Oltre questo luogo il lago si restringe assai; non vi sono più colli e ignudo apparisce da una banda, e orrido il torreggiante fianco di Baldo, dall'altra stanno gli inospiti e inaccessibili monti bresciani. Qui cupo è il Lago e melanconico.

Sponda Settentrionale

Tra Torbole e Riva si vede il fiume Sarca serpeggiare per un'angusta valle e sboccare nel lago. Colline amenissime si elevano all'intorno, che a mano a mano più alzandosi fansi selvose; quindi son fino a tutto l'altissime alpi eternamente nevose.

Sponda Occidentale

Questa sponda è descritta come più deliziosa di quella veronese. Posta tra levante e mezzogiorno, gode di una temperatura dolcissima, favorevole alla vegetazione, alla salute e al buon umore. La spiaggia è cosparsa di giardini bellissimi, con olezzo soavissimo di cedri e aranci.

Tra le meraviglie si segnalano:

Si menziona l'antica città di Benaco, che diede il nome al lago, la cui esistenza è però reputata favolosa da alcuni. Si citano due iscrizioni antiche rinvenute nel territorio: una presso il tempio di S. Cassiano a Riva, l'altra alla Pieve vecchia di Manerbe in valle Tenesi.

Proseguendo si incontrano Maderno, il ridente seno di Salò (tutto cinto d'amenessime e fruttifere colline), Gazano (patria di Bonfadio), Manerbe (o Minerva), Desenzano (terra grossa e fiorente per commercio), Rivoltella, la venusta Sermione (dove tra le rovine e le antiche volte ancor parve risonasse la voce del tenero cantore di Lesbia), Peschiera (ittiogena, origine del Mincio) e Lazise, per tornare infine a Bardolino.

🪨 Geologia e Fenomeni Naturali

Costituzione delle Sponde

La sponda veronese è formata in gran parte da monte Baldo e consta di una calcare stratificata di color bigio perlato o bianchiccio, talora incarnato, a frattura liscia e terrosa, piena di petrificazioni marine. Mancano però le rocce trappiche. Tutta la falda di Baldo è sparsa di ciottoli porfirici e granitici smussati e rotondati dalle acque.

La curiosità più singolare è il marmo giallo di Torri, di varie tinte, tra cui pregevolissimi sono il marmo azzurro e il giallo con ammoniti spatizzate. Le cave esistono in copia sulla pendice di monte Baldo, sovente ascoste sotto un'argilla schistosa o ardesia di color rosso, e frammiste a filoni perpendicolari di ematite di ferro, e a vari strati di marmo bianchissimo e variopinto in rosso.

I colli che dalle radici di monte Baldo declinano fino a Peschiera sono nella massima parte terreni d'alluvione, constando di arena ammonticchiata o di breccia composta di sassi calcari, porfirici e granitici impastati da cemento calcare.

I monti della spiaggia settentrionale e occidentale constano di calcare stratificata o di marna calcare con frequenti vestigia di corpi organizzati marini petrefatti: Veneri, Mitili, Corni d'ammone, Retipore, Madrepore, Echini, ecc. La massa calcare il più è bianca o rossiccia; ma a Gargnano, Campione, Salò e all'Isola de' Frati presenta varie gradazioni di colori, dal cinerino all'azzurro e al nero, e riceve anche pulimento, siccome il vago marmo nero di Tremosine.

Nella calce e marna azzurrognola dei monti di Campione sono racchiuse palle più o meno voluminose di silice, sovente coperte d'un astuccio calcare più duro della roccia, simili a quelle rinvenute dal Prof. Maironi da Ponte nel monte Misma del Bergamasco e dal Prof. Catullo nel monte Carrera del Bellunese.

I colli Salodiani sono a luogo a luogo di terza formazione. Tutti poi sono cosparsi di cristalli di quarzo in prismi bellissimi e di ciottoli di diaspro giallo e rosso e altre tinte, non che di calcedonie, agate e corniole eleganti, e petroselci squamosi il più rossicci.

L'arena della spiaggia è costituita di ciottoli calcari dagli adjacenti monti caduti, frammisti a sassi e frammenti angolosi granitici e porfirici bellissimi di molte fatte, e di schisto in ispecie, cui le acque de' torrenti hanno staccato dalle rocce, che costituiscono gl'interni monti bresciani. Ivi esistono ampi tratti formati di schisto argilloso, cui talora è sovrapposta la calcaria, e le serve di base un'arenaria rossa o grauvachia composta di frammenti più o meno voluminosi di quarzo impastati in un cemento argillo-ferruginoso rossiccio, e mescolato di squamette di mica.

Lo schisto micaceo è all'arenaria ben sovente sottoposto, e tal rara volta sovrapposto. Fra le fenditure degli strati poi apparisce lo spato calcare in prismi esagoni elegantissimi. Entro a tali rocce stanno pure le rinomate miniere di ferro, che lavoransi nelle fucine fabbricate sui fiumi Brasa e Tusculano. Sul margine meridionale finalmente del Lago scorgonsi qua e là piccole stratificazioni di torba.

Fenomeni Particolari

⚡ Sorgenti gorgoglianti presso Sermione

Sul lato orientale di Sermione si osserva una congerie non interrotta di bolle d'aria talora fumanti, che in cinque distinte parti escono gorgogliando dalla superficie dalla profondità di circa 70 metri. Una sesta sorgente appare più addentro nel lago. L'odore è di uova fracide inclinante al sulfureo, il sapore acidetto. Esperimenti hanno rivelato in esse gas acido carbonico e gas idrogeno solforato.

🌊 La corrente subacquea detta "il corrivo"

I pescatori riferiscono di una corrente subacquea che, quando esiste, sconvolge e ammucchia le reti, costringendoli a desistere dalla pescagione. È stata osservata a Lazise, Bardolino, Garda, ma assai entro il lago; rapidissima a S. Vigilio, Torri, Malcesine, Limone, Campione, Gargnano. Ha due direzioni: da mezzodì a settentrione o viceversa. La superficie del lago spesso non dà indizio del fenomeno, mentre è placida o appena lievemente increspata, ovvero le sue onde sono agitate in senso opposto. Dura talora due o tre giorni. Secondo i pescatori suole apparire dopo grandi burrasche.

L'autore conclude che la cagione di tale fenomeno sono i venti, i quali sospingendo violentemente le onde ora a un'estremità del lago ora all'altra, le costringono a schindersi in una corrente opposta negli strati inferiori per ristabilire l'equilibrio. Nella parte meridionale del Lago, come a Bardolino, Lazise, Maderno, Tusculano, il bacino essendo molto ampio e potendo le acque rifluire liberamente, la corrente subacquea è di gran lunga meno rapida che a S. Vigilio, Torri e nelle parti più settentrionali.

🌿 Flora — Il Catalogo delle Piante

I vegetabili che crescono nelle acque del lago sono pressoché tutti quelli che si rinvengono nei luoghi acquatici e palustri. Fra le fenditure delle rupi germogliano varie piante delle regioni australi.

L'autore fornisce un catalogo delle principali piante rinvenute nelle acque e sulle sponde, indicando il luogo dove nascono. Ecco l'elenco completo:

Catalogo delle Piante Principali

🔬 Descrizione di Specie Nuove

Buphthalum speciosissimum

B. caule plerumque monanthodio, foliis alternis, ex amplexante basi ovatis, nudis, denticulatis, subciliatis, inferioribus in petiolum alatum semivaginantem desinentibus. Mihi.

Provenit etiam in monte Grigna vallis Saxinae provinciae Comensis, loco dicto la valle dei molini. Corollulae luteae. Quintili et Sextili mensibus floret. Perenn.

Erythraea intermedia

E. caule ramoso dichotomo, compresso-tetragono, foliis ovatis, summis linearibus, floribus pedunculatis, calycibus quinquepartitis corolla tubo subaequalibus. Mihi.

Provenit in pratis humidis secus lacum in loco dicto Lugana Sirmionem inter et Arelicam. Angusti initio florentem legebam. Mihi occurrit etiam secus Ticinum fluvium; nec non ad thermas Aponinas in colle dicto il Montiron, post Junii mensis initium florens. Ann.

Favolus mori (già Hexagonia mori)

L'autore descrive questo fungo, che non seppe riferire a nessuno degli ammessi dal Persoon nella sua celebre Synopsis methodica Fungorum. Ora trova che il Sig. Beauvois nella Flora dell'Oware e Benin ha stabilito il genere Favolus, che ha appunto i caratteri della sua Hexagonia. Adotta pertanto un tal genere come al mio anteriore, e ad esso riferisce come nuova specie la sua Hexagonia mori.

🐟 Fauna — I Tesori Viventi del Benaco

Pesci

Molte e squisite specie di pesci annidano nel Benaco, parte d'acqua dolce, parte originari del mare. Crescono a mole meravigliosa e sono saportissimi.

Nome scientificoNome vernacolo
CONDROTTERIGI
Petromyzon branchialis (*)Lampreda
ARODI
Muraena AnguillaAnguilla
GIGUGLARI
Blennius vulgaris . Mihi (fig. 1.)Cagnette, Cabazze
TORACICI
Cottus GobioMagnarone
ADDOMINALI
Cobitis BarbatulaStrega
Cobitis TaeniaForaguada
Salmo TruttaTrotta, Trutta
Salmo CarpioCarpione maschio
Salmo UmblaCarpione femina
Esox LuciusLuccio, Luzzo
Clupea Alosa majorAgone, Alosa
Clupea Alosa minorSardena
Cyprinus CarpioCarpa
Cyprinus BarbusBarbo
Cyprinus TincaTinca, Tencone
Cyprinus IdusCavazzino
Cyprinus PhoxinusVarone
Cyprinus GrislagineScardova
Cyprinus RutiliusRoneone
Cyprinus AphyaDorata
Cyprinus AlburnusAvola
Cyprinus VinbaMuggine
Cyprinus benacensis . Mihi. (fig. 2.)Temolo

(*) Il Petromyzon marinus si pesca non di rado nell'Adige inferiormente a Legnago.

L'autore descrive anche il Petromyzon marinus e il Pleuronectes flesus (Passero fluviatile), rinvenuto nei fiumicelli Tartaro e Molinella. Quest'ultimo, secondo l'autore, potrebbe essere originario dell'Adriatico, ma potrebbe anche abitare costantemente e moltiplicarsi nei suddetti luoghi, mentre vive bene nelle acque dolci, ed è noto che gli abitatori della Frisia l'hanno trasportato nei loro stagni e reso famigliare.

🦀 Crostacei

Oltre al Gambero comune (Cancer Astacus), si rinvengono due granchietti:

🦅 Uccelli

L'autore elenca numerose specie di uccelli che frequentano il Benaco e i colli benacensi.

Uccelli che frequentano il Benaco

Uccelli dei colli benacensi e monti veronesi

🐛 Insetti

L'autore dedica ampio spazio agli insetti, descritti come rarissimi ed elegantissimi. La nomenclatura è quella del Systema naturae di Gmelin.

Coleotteri

Emitteri

Lepidotteri

Neurotteri

Imenotteri

Ditteri

Apteri

🐍 I Sei Serpenti Veronesi

Sei sono i serpenti della provincia veronese, quattro dei quali l'autore ha potuto vedere nei contorni del lago:

🔬 Osservazioni Microscopiche

Durante le ore calde, l'autore e i suoi compagni si dedicarono a osservazioni microscopiche sulle Conferve, Oscillarie e Linchie (o Tremelle).

Vengono citati gli studi di Adanson, Corti, Fontana, Muller, Scherer, Orazio Saussure, Chantrans, Roth, Dilwin, Bory e Vaucher. Quest'ultimo in particolare contribuì molto alla fisiologia vegetale, chiarendo il modo di crescere e moltiplicarsi di tali piante.

Le Oscillarie

L'autore descrive le sue osservazioni sulle Oscillarie, esseri singolari caratterizzati da un movimento incessante di oscillazione da destra a sinistra o viceversa, che le porta a mutare continuamente luogo. Corti paragona tale movimento a quello dei serpenti.

Cinque furono le Oscillarie distinte dall'autore:

La sensibilità alla luce

Il fenomeno per l'autore rinvenuto vero è la sensibilità delle Oscillarie all'azione della luce. Allogavansi delle ciocchette di Oscillarie in un recipiente ricoperto di carta nera alla quale facevasi da un lato un forellino, onde penetrasse la luce, e vedevansi indi a poche ore tutti i filamenti sparsi per l'acqua del recipiente ammassati verso il forellino.

Da tutte queste osservazioni, ma particolarmente dal movimento di locomozione, l'autore conclude essere le Oscillarie da ascrivere veramente al regno animale.

Le Linchie

L'analogia che regna infra le Oscillarie e le Linchie indusse l'autore a considerare queste pure particolarmente. Constano le Linchie, com'è noto, d'una membranella piena d'una sostanza gelatinosa, nella quale nuotano molti sottili filamenti moniliformi. Cotale membrana a certa età si fende, e i filamenti racchiusi si separano in tanti globetti, ciascuno dei quali moltiplica la specie.

Due Linchie l'autore ha preso a considerare in questi luoghi: la comune o Nostoc (Tremella Nostoc Linn.), e la Linchia verrucosa (Tremella verrucosa Linn.), rinvenuta appiccata ai sassi del fondo d'un ruscello.

L'autore ascrive alle Linchie una sostanza, che dal pien consenso de' Botanici è annoverata fra' Licheni: il Collema pulposum dell'Acharius, comunissimo sui sassi di monte Baldo, sulle sponde del Benaco, e su tutti i colli del Veronese.

L'Ulva turbinata

Una pianta singolare della famiglia delle Alghe è stata discoperta nell'acque placide dei seni, massime nell'Isola dei Frati e a Sermione. L'autore ricorda di averla rinvenuta, or volge il quarto anno, nei fossi delle risaie di Villimpenta presso il forte d'Attila.

La sua consistenza è gelatinosa, e si spappola di leggieri fra le dita; il colore giallognolo. È tubulosa e tortuosamente ravvolta quasi a modo di budello. La sua figura s'avvicina alla conica, da acuta e sottile all'estremità inferiore a mano a mano dilatandosi verso l'apice, ch'è assai ottuso o ben anco globoso.

L'autore classifica questo essere infra le Ulve Linneane chiamandolo Ulva trottoliforme, e ne pubblicherà a suo tempo la figura insieme all'altre nuove piante veronesi.

Ulva turbinata: fronde tubulosa, turbinato-subcapitata, simplici, anfractuoso-sinuosa, lutescente. Mihi. In aquis circa oryzeta lente fluentibus prope Villimpenta pagum Quintili, inque sinibus Benaci præsertim Insulae dei Frati nuncupate, atque Sirmionis Sextili mense mihi obvia fuit.
❦ ❦ ❦

🏔️ LETTERA II.ª — Sul Monte Baldo

Dopo alcuni giorni di dimora a Bardolino, l'autore si incammina verso monte Baldo, passando prima per Caprino, villaggio alle falde meridionali.

Monte Baldo è posto alle fauci dell'Alpi, che dividono l'Italia dalla Germania, a venti miglia a ponente di Verona. L'Adige ne bagna le radici a levante, il Benaco a occidente, a settentrione ha l'Alpi Retiche, cui si congiunge per la valle Lagarina, e declina dolcemente a mezzodì sino a S. Vigilio e Caprino.

CaratteristicaValore
Altezza massima2228 metri (secondo Sternberg); 2129 metri secondo il Manuel topographique militaire
Lunghezza30 miglia
Larghezza11 miglia

Panorami 🌅

Da Monte Baldo si godono vedute meravigliose:

⛈️ La Tempesta

L'autore descrive un episodio di tempesta improvvisa mentre si trovava sulla vetta erbosa di Baldo: il cielo limpido si copre di nembi, il tuono mugghia, la folgore guizza sotto i suoi piedi, il lago è coperto di caligine e si eleva in monti e si profonda in voragini. Ode da altro lato il fragore e lo scroscio della grandine, e il rovinio de' torrenti, che fan fuggire armenti e pastori.

La tempesta infuriò alcun tempo, ma de' venti lottatori vince quel di ponente, e disperso è ogni nembo, e la valle è di nuovo illuminata, e l'onde del lago tingonsi novellamente di cilestro; tutto è calma, è riso. E il sole che da ponente lanciava i suoi raggi offre uno spettacolo meraviglioso: un arco bellissimo, non già qual sogliamo comunemente rimirarlo, ma sotto forma di settemplice circolo apparve in cielo.

⛰️ Monte Baldo — Costituzione Geologica

I monti Veronesi sono diramazioni dell'Alpi Retiche primitive, poste nel centro del Tirolo, le quali a mano a mano declinando s'appianano negli amenissimi colli vestiti d'olivi, di viti e d'alberi fruttiferi, alle cui falde è fabbricata Verona.

Spaziose valli scavate dai torrenti tagliano da settentrione a mezzodì questi monti, delle quali le principali sono le valli dell'Adige e Lagarina, che dipartono monte Baldo dagli altri monti Veronesi, e lungo le quali scorre la via di Germania e scende il fiume; le valli Pulicella e Pantena, l'una a destra l'altra a sinistra della città, e la valle d'Illasi quindi, e la famosa di Roncà di tutte la più orientale.

Il più elevato di questi monti è il Baldo; seguono poscia il Pertica di poco minore o forse di eguale altezza, quindi Campobruno, Tomba, Zevola, Gramulone, Alba e Bolca, i quali tutti costituiscono a settentrione la catena di confine della nostra provincia col Tirolo.

La massa che compone questi monti consta di calcare secondaria in strati più o meno orizzontali, di colore il più grigio sudicio, o perlino, o bianchiccio, o talora d'un rosso languido, di frattura affatto terrea, imperfettamente concoide, opaca e senza lucentezza. Gli strati calcari racchiudono filetti e vene spatiche, frequenti straterelli di creta, di marna, di argilla, di focaja, di silice, di quarzo, e sono zeppi d'infinite maniere di corpi organici vegetabili e animali specialmente marini petrificati.

🐟 Gli Ittioliti di Monte Bolca

I petrefatti che vogliono particolare ricordanza sono gl'innumerabili ittioli di monte Bolca. All'altezza di seicento metri dal mare entro strati irregolarmente inclinati di schisto marno-bituminoso, alternanti colla calcare amorfa, rinvengono tronchi di vari alberi, felci, od altre erbe di diversi climi massime marine improntate sullo schisto, e penne d'augelli, e scheletri di crostacei, di serpenti, d'insetti, ma particolarmente di pesci. I più di cotali pesci giacciono in una posizione tranquilla colle loro parti più delicate ossee e cartilaginose al tutto conservate e penetrate da cristallizzazioni calcaree o anche piritose.

Agli ittioliti voglionsi aggiungere le osteoliti scoperte nei monti di Valmenara presso Grezzana, e quelle rinvenute nella breccia calcare di una grotta al Cerè presso Alfaedo, e sovrattutto le smisurate zanne e le ossa di elefanti disotterrate al Serbaro presso Romagnano, con quelle di cervi e d'altri quadrupedi dell'ordine delle fiere e de' ruminanti.

Vi è già fatto cenno dei leggiadri marmi di Torri. Bellissimi pur sono il giallo-rosso fosforeggiante di Brentonico, il rosso venato di S. Ambrogio, il marmo lumachella di S. Vitale, ch'è a fondo rosso variegato dalle osteoliti bianche, e la lumachella opalizzante fosforica del monte Pernise presso Lugo.

🌋 Il Trappo e il Basalto

L'unica roccia, che oltre la calcare meriti considerazione sui monti Veronesi è quella intorno la quale pende tuttora somma controversia appo i naturalisti: se sia di origine acquea o del fuoco. Il trappo modificato in basalto, in vachia, in mandoloide, in tufo vulcanico e basaltino, veggonsi apparire fra la calcare in moltissimi luoghi.

Il basalto trovasi sempre prossimo o in continuazione della vachia e della mandoloide. Celebri in tutta Europa per la loro disposizione e regolarità sono i basalti de' Panarotti presso S. Gio. Ilarione e d'altri luoghi nella valle di Roncà, quelli del vertice o purga di Bolca, e quelli della valle degli Stanghellini di Vestena.

🎨 La Terra Verde

Rinomate sono le miniere di terra verde o argilla veronese o talco zoografico. Giacciono nella mandoloide e nella pozzolana della parte settentrionale di monte Baldo sul pendio d'una profonda valle intersecata dal torrente Aviana. Secondo l'analisi di Klaproth consta l'argilla veronese di Silice 53, Ossido di ferro 28, Magnesia 2, Potassa 10, Acqua 6.

⛏️ Miniere di Ferro

Il ferro e il manganese sono i soli metalli, che finora vennero rinvenuti nella nostra provincia. Trovasi il manganese ossidato metalloide alle sette fontane presso Alcenago. Una miniera di ferro esiste in valle di Botte poco lungi da Brentonico, ed altra alla Ferrara dello stesso monte Baldo.

♨️ Le Acque Termali

Una sorgente termale fu scoperta al cadere dello scorso secolo in valle Pulicella, al lato occidentale del palazzo Roveretti, presso il villaggio Domejara, lunghesso la strada di Germania, a nove miglia da Verona. Il Conte Roveretti desiderando possedere una fonte presso il suo palazzo ebbe ricorso al Sig. Pennet, che viaggiava in Italia. Accondiscese questi di buon grado, e a lato al suo palazzo indicò una polla d'acqua profonda metri 61,7246 (piedi veronesi 180).

La temperatura dell'acqua appena estratta dalla fonte è in ogni stagione di gradi 34 sopra lo zero Reaumuriano. Dall'addotta analisi pertanto non comprende, debole dover essere la virtù medicinale di tale acqua, e che le guarigioni mercè lei ottenute di alcune artritidi, reumi cronici, ed erpeti voglionsi ascrivere principalmente al calore del bagno con essa fatto.

Dalle falde di due colline di vachia sovrapposta alla calcare conchigliera stillano le acque termali di Caldiero, celebri fin dai tempi di Augusto e che nel terzo consolato di Petronio Probo ebbero il nome di fonti di Giunone. Conservano esse in ogni stagione la temperatura di 22 gradi.

⚫ Il Litantrace

Infine l'autore fa un cenno del litantrace o carbon fossile, che a larga mano diffuse la natura sui colli e monti Veronesi. Monte Bolca offre un suolo sovrammodo dovizioso di litantrace schistoso e piceo ottimo a far bollire prontamente il ferro.

🗺️ Geografia Botanica

L'autore divide la geografia botanica Veronese e delle prossime provincie Vicentine e Bresciane in tre regioni o zone, desumendone i confini principalmente dagli alberi:

I confini non sono rigidi!

L'autore avverte che i confini non sono al tutto irremovibili, potendo elevarsi o abbassarsi secondo la diversa plaga. Porta diversi esempi:

  • La Carex baldensis, pianta montana e alpina, fu colta fiorante ai primi di aprile sulle rupi ventose della regione collina di Limone al Lago.
  • Nelle rupi della Corona di monte Baldo, meno alti di 800 metri ma esposti a bacio, cresce la Pederota Bonarotta, erba alpina.
  • Nei boschi a meriggio di Chiesa-nuova nei Lessini, elevati a più di 1000 metri, vegetano le Querce.
  • Nei contorni di Schio e Recoaro, all'altezza di 200-300 metri, nascono l'Arabis alpina, l'Arabis ovirensis, la Cardamine impatiens, piante montane.
  • Fra gli scogli bagnati dalle acque del Benaco, ma esposti al soffio incessante d'aquilone, tra Malcesine e Navene, crescono la Daphne alpina, il Cytisus purpureus e lo Spartium radiatum.
  • Le sponde benacensi Bresciane, situate a levante-meriggio fino all'altezza di 150 metri dal mare, sono coperte di Ramerino, Leandri, Fichi e Olivi spontanei, Melagrani selvatici, Agave e Allori.

Da queste osservazioni emerge che non è la rarefazione dell'aria che determina l'abitazione delle piante, come altri pretese. La temperatura è quella che esercita la principale azione sull'abitazione delle piante.

Topografia di Monte Baldo

Coloro che partono di Verona per due strade possono giungere alle falde di monte Baldo. Una è la via di Germania, che si abbandona valicando l'Adige al di là della Chiusa, e giungendo a Brentino. Di là per la via detta delle scale si ascende alla Corona. Giace questo Santuario in una gola del monte sull'ignudo fianco d'una rupe torreggiante. Guidano ad esso un tortuoso sentiero chiuso fra folte selve e secento e più scaglioni nel sasso scavati.

Un dedalo di valli, passi e praterie si snoda sul Baldo: la Ferrara, Valle Fredda, il Campione, le Acque-negre, la valle d'Artillon, l'Altissimo, Costa-bella, la valle delle Ossa, la valle Finestra... Luoghi dai nomi evocativi che nascondono le piante più rare.

🌸 Piante Nuove o Rare o Dilucidate

L'autore dedica una sezione finale all'elenco delle piante nuove, rare, dilucidate, officinali ed economiche più pregevoli, con indicazioni delle pagine in cui sono trattate.

[Segue un lunghissimo elenco alfabetico di centinaia di specie, con riferimenti alle pagine dell'opera originale. Per ragioni di spazio, si rimanda alla consultazione dell'opera completa, che include tra le altre: Achillea ambigua, Aconitum cernuum, Arenaria Gerardi, Buphthalum speciosissimum, Campanula petraea, Carex baldensis, Cineraria alpina, Ectosperma baldensis, Erythraea intermedia, Favolus mori, Rosa Pollinii, Saxifraga exilis, Spallanzania Agrimonoides e moltissime altre specie descritte o dilucidate dall'autore.]

Alcune specie particolarmente notevoli

  • Buphthalum speciosissimum — nuova specie dai corolluli gialli, fiorisce in estate.
  • Erythraea intermedia — trovata nei prati umidi della Lugana.
  • Favolus mori — fungo singolare, già descritto come Hexagonia mori.
  • Ectosperma baldensis — nuova specie scoperta alla fontana di Navole.
  • Saxifraga exilis — nuova specie rinvenuta al Coval santo.
  • Rosa Pollinii — nuova specie dedicata all'autore, nelle siepi lungo la strada da Brentino al porto della Pilarola.
  • Spallanzania Agrimonoides — nuova specie del Pra-lungo.
  • Anemone baldensis — specie nuova della Valle delle ossa.
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✉️ Lettera del Sig. Giovanni Petrettini all'Autore

In questa lettera, il Sig. Giovanni Petrettini da Venezia, che come Censore alle stampe ebbe a vederne il manoscritto, invia una cortesissima lettera all'Autore, nella quale fa parola di due valenti Botanici Veronesi, che nel XVI secolo percorsero il monte Baldo e pubblicarono la storia de' semplici da essoloro scoperti.

Poiché non tutti conosceranno i nomi del Calceolari e del Pona, e a cui fieno noti non increscerà certamente udire da elegante penna l'elogio di due benemeriti antenati, si è creduto pregio dell'opera il farla pubblica.

Petrettini loda l'opera del Pollini, ammirando le sue vaste cognizioni nelle naturali discipline e congratulandosi seco stesso nel vedere che in Italia non è del tutto spento il seme gentile degli studi naturali. Piacquegli ancora di scorgere che il Pollini, altrui lasciando la gloria di visitare le parti interne dell'Africa o le più alte cime de' monti americani, abbia voluto piuttosto dimostrare i nostri patrii tesori.

Ricorda che il Monte Baldo, chiamato a buona ragione l'Orto d'Italia, in questi ultimi tempi, ne' quali l'arte de' Semplici va tanto avanti, doveva promuovere le cure di un investigatore diligente.

Giovanni Pona, speziale al Pomo d'oro, in un suo libro tratto di moltissimi semplici di Montebaldo e de' suoi contorni, ed ivi figurò e fece chiare molte peregrine piante degli Antichi, a' Moderni non note.

Se non che principe in tale fatica devesi avere Francesco Calzolari, speziale alla Campana d'oro, che nel suo Viaggio di Montebaldo, stampato nelle due lingue d'Italia, ne dichiara il sito e le varie vedute con tanta facilità ed eleganza di stile che veramente a qualunque onorata Compagnia, come scrive egli stesso, a cui per via di diporto o per vedere qualche bella pianta nel suo suolo natio, piaccia di colà trasferirsi, quella sua Guida può servire di ammaestramento non solo, ma di piacevole lezione.

Stretto da' vincoli della più dolce amicizia col Mattioli, questi ne' suoi scritti fece del Calzolari frequente menzione, e spesso confessò di avere da esso ritratti assai lumi non solo nella Botanica, ma ancora nelle Scienze mediche.

L'Imperatore austriaco Massimiliano voleva avere di sua composizione i più valevoli contravveleni, e Vincenzo Gonzaga, gran fautore e cultore egli stesso de' buoni studii, così l'ebbe in istima che d'un'aurea collana volle onorarlo. E di più ancora degnossi di andare a visitarlo in un'amena sua villa vicino a Verona, nè si die' a credere di menomare la sua dignità, sedendo alla mensa dello Speziale Calzolari, quando questi, già d'anni carco e cieco degli occhi, attendeva alle predilette sue occupazioni.

Petrettini conclude inviando la notizia di questa Operetta al Pollini, perchè ne faccia quell'uso che più crede opportuno, e considerarla le piaccia non già come compimento del suo bel Libro, ma come scritto rozzo ed informe, cui le moltiplici occupazioni non gli lasciano tempo di pulire e di ordinare.

Nè egli dettandolo ebbe altro scopo fuorché quello di dimostrare in qualche piccola parte che gl'Italiani furono sempre teneri cultori anche delle cose appartenenti all'Istoria Naturale, e che anzi eglino siccome nelle più soavi e mansuete discipline, così pure in queste devono per il tempo decorso avere il primato.

Di Venezia 9 Ottobre 1816.
Umilissimo Servitore
GIOVANNI PETRETTINI.

📚 Indice Analitico dell'Opera

Segue un indice dettagliato del contenuto dell'opera, che riassume i capitoli e gli argomenti trattati.

Parte I — Lago di Garda

Parte II — Monte Baldo

Appendice

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