Flora del VeroneseCome vivono le piante Indice

Come le piante bevono e si nutrono

Acqua, sali minerali, suolo e azoto, in parole semplici

Una pianta non ha bocca, ma beve e mangia di continuo. Beve acqua dal terreno con le radici e prende dal suolo anche i «sali minerali», cioè le sostanze di cui ha bisogno per crescere. In questa pagina vediamo, passo dopo passo, come fa. Le parole tecniche sono spiegate man mano; in fondo c’è un piccolo dizionario.

1. A che cosa serve l’acqua

Per tutti gli esseri viventi l’acqua è indispensabile, e per tre motivi.

Le piante di terra hanno le radici nel suolo, che contiene più o meno acqua. Da lì la pianta ne pesca quanta ne serve per rimpiazzare quella che perde dalle foglie. Questa perdita si chiama traspirazione: è un po’ come il sudore per noi, un vapore d’acqua che esce dalla pianta.

2. Quanta acqua beve una pianta

Se la traspirazione non avesse freni, una pianta si seccherebbe in fretta. Per questo le piante di terra hanno inventato dei sistemi di protezione.

L’impermeabile della pianta

La superficie di foglie, fusti e rami è rivestita da uno strato impermeabile fatto di tre sostanze: la cutina, la suberina e le cere. Funziona come un giaccone cerato: l’acqua non lo attraversa. Lo vedi bene sulle foglie lucide dell’alloro o sulla buccia di una mela, che ha una patina di cera.

Le «finestrelle» regolabili

Una pianta, però, non può chiudersi del tutto: le servono gli scambi con l’aria, per assorbire anidride carbonica (con cui fa la fotosintesi) e per respirare. Lo fa attraverso minuscole aperture che può aprire e chiudere:

Quando fa molto caldo e il terreno è secco, la pianta chiude gli stomi per risparmiare acqua.

Qualche numero

Quanta acqua assorbono e rimandano nell’aria alcune piante
PiantaAcqua assorbita e traspirataPer farsi un’idea
Grano tenero (Triticum aestivum)fino a 115 litri in tutta la vitauna vasca da bagno piena a metà
Pomodoro (Solanum lycopersicum)fino a 150 litri in tutta la vitauna vasca da bagno piena
Girasole (Helianthus annuus)circa 1 litro al giornouna bottiglia d’acqua ogni giorno
Quercia (Quercus)circa 100 litri al giornodieci secchi pieni, ogni giorno
Un bosco di alberi adulti, grande 1 km²7500 tonnellate in una giornata d’estatecirca 7,5 millimetri di pioggia, ogni giorno
Un esempio.

Il bosco è come una grande pompa che restituisce all’aria l’acqua presa dal suolo. È uno dei motivi per cui d’estate, passeggiando in un bosco, si sente più fresco e più umido che in un campo aperto.

Per misurare quanta acqua assorbe una pianta si usa uno strumento chiamato potometro. Si inserisce un rametto con le foglie in un tubo a U pieno d’acqua, sigillato in modo che non entri aria. Il rametto beve e il livello dell’acqua scende lungo una pipetta graduata, come quando si beve con la cannuccia da un bicchiere: leggendo di quanto è sceso in un certo tempo si sa quanto ha bevuto.

Schema di un potometro: rametto con foglie inserito con chiusura ermetica in un tubo a U pieno d’acqua collegato a una pipetta graduata
Il potometro. Le scritte inglesi significano: plant cutting = rametto; air-tight seal = chiusura che non lascia passare aria; water-filled tube = tubo pieno d’acqua; calibrated pipette = pipetta graduata.

3. Le piante e il viaggio dell’acqua

L’acqua della Terra compie un giro continuo: cade come pioggia, entra nel suolo, scorre, evapora e torna nell’aria. Le piante si inseriscono in questo giro in molti modi, con le foglie e il fusto sopra il suolo e con le radici sotto. Così influenzano la vita di tutti gli esseri viventi del luogo e anche la solidità del terreno.

Schema dei flussi d’acqua tra pioggia, albero, erbe, suolo e radici
Che cosa può succedere all’acqua di pioggia: si ferma in superficie (accumulo), entra nel terreno (infiltrazione), scorre via (ruscellamento), torna nell’aria (evaporazione), scende lungo il tronco (scorrimento lungo la pianta), viene bevuta dalle radici (assorbimento radicale) e poi rilasciata dalle foglie (traspirazione). La freccia ricurva indica un flusso inverso: l’acqua può anche tornare dalla pianta al suolo.

Quattro parole da conoscere, con un esempio per ciascuna:

Evaporazione
L’acqua liquida diventa vapore. Succede alla pozzanghera al sole o al bucato steso. È più veloce con il sole forte, il caldo, l’aria secca e il vento.
Traspirazione
È l’evaporazione che passa dalla pianta: l’acqua bevuta dalle radici esce come vapore dagli stomi delle foglie e dei fusti.
Intercettazione
Durante e dopo un temporale, una parte dell’acqua resta sulle foglie, sui rami e sul tronco e da lì evapora senza arrivare a terra. Sotto un grande albero, all’inizio della pioggia, ci si bagna meno. Si esprime spesso in percentuale sulla pioggia di un anno.
Evapotraspirazione
È il totale: l’acqua che evapora dal suolo e quella che le piante traspirano, comprese le gocce intercettate dalle foglie.

4. Che cosa cambia all’ombra degli alberi

Le chiome degli alberi sono come un grande ombrellone: fanno ombra, abbassano la temperatura e frenano il vento sotto di sé. Il vapore acqueo resta intrappolato tra le foglie e l’aria sotto gli alberi diventa più umida. In un bosco fa più fresco e c’è più umidità che fuori.

Sottobosco con grandi tronchi, un tronco caduto e un fitto tappeto di felci
Nel sottobosco l’aria è più umida, e per questo ci vivono volentieri le felci.

Le piante a cui piace l’umidità si chiamano igrofile (dal greco: «che amano l’acqua»). Le felci e i muschi sono tipici esempi: li trovi più facilmente all’ombra di un bosco che su un prato assolato.

Felce igrofila del genere Asplenium, con fronde intere a nastro
Una felce igrofila: Asplenium scolopendrium L. subsp. scolopendrium.

Il suolo che si spacca

Dove il sole batte forte sul terreno, l’acqua evapora in fretta. Se il terreno è argilloso, succede quello che vedi in una pozzanghera di fango che si asciuga: la superficie si contrae e si riempie di crepe. Sotto gli alberi l’evaporazione è più lenta e il terreno si spacca meno.

Superficie di un suolo argilloso in via di disseccamento, percorsa da profonde fenditure
Le crepe in un terreno argilloso che si sta asciugando.

Il suolo che diventa salato

Nell’acqua del suolo sono sciolti dei sali. Quando l’acqua evapora, sale in superficie e se ne va come vapore, ma i sali restano lì. È lo stesso effetto del calcare che si deposita sul fondo di un pentolino o su un rubinetto: l’acqua se ne va, la crosta bianca rimane. Così, dove c’è molta evaporazione, la superficie del terreno può diventare troppo salata perché le piante ci crescano.

Quando però arrivano arbusti e alberi, l’ombra riduce l’evaporazione e, con il tempo, il suolo diventa meno salato. Nelle oasi del Nord Africa si coltivano ortaggi e cereali all’ombra delle palme da dattero (Phoenix dactylifera): la chioma protegge le colture dal sole e dall’aria secca.

Coltivazioni erbacee all’ombra di palme da dattero in un’oasi
Coltivazioni all’ombra delle palme da dattero in un’oasi dell’Africa settentrionale.

5. Perché l’acqua sale fino alle foglie

Nella pianta c’è un flusso continuo che va dal suolo all’aria, passando per la radice, il fusto e le foglie. Gli studiosi lo chiamano continuum suolo – pianta – atmosfera: «continuum» perché è una catena senza interruzioni, come un unico filo d’acqua dal terreno fino alle foglie.

Ma che cosa spinge l’acqua da un punto all’altro? Una grandezza che si chiama potenziale idrico.

Il potenziale idrico: una specie di «sete»

L’acqua si sposta sempre da dove ce n’è «in abbondanza e liberamente» a dove ce n’è meno a disposizione, cioè dove c’è più «sete». Tre esempi di tutti i giorni:

I tecnici indicano il potenziale idrico con la lettera greca Ψ (si legge «psi») e con una piccola w (da water, acqua): Ψw. In una cellula vegetale lo si può pensare come la somma di due effetti:

potenziale idrico = effetto della pressione + effetto dei sali disciolti

La regola da ricordare è una sola: l’acqua va dal punto con potenziale più alto (meno «sete») a quello con potenziale più basso (più «sete»). In una pianta il punto più «assetato» è l’aria secca attorno alle foglie, e questo fa muovere tutta la catena: suolo → radice → fusto → foglia → aria.

Una precisazione.

I testi più completi considerano anche una terza componente, che dipende dall’umidità trattenuta dai materiali solidi (come l’argilla del suolo) e che si chiama potenziale di matrice. Dentro le cellule è così piccola che si trascura, ma nel suolo conta molto. Anche l’altezza pesa un poco: più è alto l’albero, più acqua bisogna sollevare.

Di giorno «si tira», di notte «si spinge»

Quanto è veloce la risalita

I vasi che portano l’acqua sono come tubi: più sono larghi, meno resistenza oppongono. Per questo la velocità cambia molto da pianta a pianta.

Velocità con cui l’acqua risale nel fusto
Gruppo di pianteVelocitàPerché
Conifere (pini, abeti)circa 1,2 m/hcellule lunghe e strette, come cannucce sottili
Pioppoda 1 a 6 m/hvasi di dimensione media
Frassinoda 4 a 44 m/hvasi larghi, come tubi da giardino
Piante erbaceeda 10 a 60 m/hvasi larghi e fusto corto
Piante rampicanti (liane)fino a 150 m/hvasi larghissimi: devono portare acqua lontano con un fusto sottile

Anche i valori più bassi sono rapidi: 1,2 metri all’ora vuol dire che l’acqua risale di circa 2 centimetri al minuto.

6. Che cosa succede dentro la radice

L’acqua entra nella radice e cammina verso il centro, dove ci sono i vasi che la porteranno in su: questo centro si chiama stele. Ma non entra dappertutto allo stesso modo.

Due strade e un posto di controllo

Immagina la radice come un edificio fatto di tanti mattoni, le cellule. L’acqua può arrivare al centro in due modi:

A un certo punto, però, c’è un posto di controllo: la banda del Caspary. È una fascia impermeabile (fatta soprattutto di suberina) che sigilla le pareti delle cellule dell’endoderma, lo strato che circonda la stele. Chi viaggiava nelle fessure deve fermarsi, entrare in una cellula e attraversare la sua membrana, che funziona come una dogana: lascia passare certe sostanze e ne blocca altre.

Percorsi dell’acqua e dei sali minerali nella radice Schema in sezione: dal suolo, attraverso pelo radicale, epidermide e corteccia, fino all’endoderma con la banda del Caspary, alla stele e allo xilema. La via apoplastica si ferma alla banda del Caspary; la via simplastica attraversa le cellule. Suolo Pelo radicale Corteccia Endoderma + banda del Caspary Xilema Stele via apoplastica via simplastica
Schema semplificato: i due percorsi di acqua e sali nella radice. La banda del Caspary, impermeabile, ferma chi cammina tra le pareti e lo obbliga a passare dentro una cellula.
via apoplastica (tra le pareti)via simplastica (dentro le cellule)banda del Caspary

7. I sali minerali: come entrano

I «nutrienti» della pianta sono sostanze semplici, come l’azoto, il potassio, il calcio, il magnesio. Non sono veri «cibi»: la pianta il suo cibo (gli zuccheri) se lo fabbrica da sola con la luce. Le servono però come mattoni e come attrezzi per costruire le proprie parti e far funzionare le sue cellule.

Si trovano sciolti nell’acqua del suolo sotto forma di ioni: particelle piccolissime con una carica elettrica, positiva (come K+, potassio) o negativa (come NO3−, nitrato). Il segno e il numero in alto indicano la carica.

Il percorso

Per semplificare, si dice che alcuni ioni importanti, come il potassio, il magnesio, il cloro e il nitrato, entrano facilmente dai peli radicali, mentre il calcio, il boro, il silicio e, in parte, il sodio camminano prima tra le pareti e vengono poi «costretti» dalla banda del Caspary a entrare nelle cellule.

Una semplificazione.

Questa divisione è utile per capire a che cosa serve la banda del Caspary, ma è schematica. In realtà molti ioni possono prendere entrambe le strade, e quale prevalga dipende dallo ione, dalla specie di pianta e dal terreno.

La dogana della cellula e il trasporto attivo

La membrana che avvolge ogni cellula sceglie che cosa far entrare: è selettiva, come un buttafuori che lascia passare solo alcune persone. Inoltre la cellula può far entrare certe sostanze anche quando ce n’è già di più dentro che fuori. Per riuscirci consuma energia, come una pompa che sposta acqua in salita. Questo meccanismo si chiama trasporto attivo. Grazie a lui la pianta riesce a «raccogliere» anche quei pochi sali presenti nel terreno e a immagazzinarli.

Capita infine che alcuni composti di alluminio, calcio e silicio si «cristallizzino» e restino depositati tra le pareti o dentro le cellule, nei vacuoli, che sono come piccoli magazzini interni.

8. Come nasce un suolo

Il suolo non è semplice terra: è un materiale vivo, che si forma in tempi lunghissimi, spesso centinaia o migliaia di anni. Il processo si chiama pedogenesi (dal greco: «nascita del suolo»). Ci lavorano insieme:

Un suolo si dice maturo quando, se le condizioni non cambiano, smette di trasformarsi.

9. Il suolo a strati

Se scavi una buca profonda, vedi che il terreno non è uguale dall’alto al basso: si distinguono delle fasce di colore e di consistenza diverse. Queste fasce si chiamano orizzonti e la loro successione dall’alto al basso è il profilo del suolo. Studiare gli orizzonti permette di ricostruire la storia di un suolo, come leggere gli strati di una torta tagliata a metà.

Fotografia di un taglio verticale di suolo con orizzonti A, B e C e scala di profondità in centimetri
Un taglio di suolo naturale. Orizzonte A: da 0 a 45 cm circa; orizzonte B: fino a 70–85 cm; orizzonte C: fino a circa 100 cm.

Gli orizzonti sono indicati con lettere maiuscole. Dall’alto verso il basso, in un suolo completo:

Disegno di un profilo di suolo con gli orizzonti O, A, E, B, C e la roccia, ciascuno con una descrizione sul lato destro
Il disegno mostra gli stessi strati: lettiera (O), suolo superiore con humus, radici e organismi (A), zona di drenaggio (E), sottosuolo dove si accumulano ferro, alluminio, humus e argilla (B), roccia frantumata (C) e roccia compatta.
Schema a strati degli orizzonti O1, O2, A, E, B1, B2, B3, C e R con la descrizione di ciascuno
Lo schema con i sottostrati: lo strato B può avere due fasce di passaggio (B1 e B3) e una di vero accumulo di argilla e ferro (B2).

I suoli appena nati

Quando un suolo è agli inizi, l’alterazione chimica è ancora debole e la roccia si limita a sgretolarsi. In questo caso si parla di litosuolo se deriva da roccia dura (come calcare o granito) e di regosuolo se deriva da materiali sciolti (come sabbie e argille).

10. I tanti tipi di suolo

Come si classificano le piante in famiglie, anche i suoli sono raggruppati in classi. Una delle classificazioni più usate è quella della FAO (la sigla inglese dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura), del 1990. I nomi possono sembrare difficili, ma spesso contengono un indizio: fluvi- viene dal latino per «fiume», gley- da una parola russa per «terra fangosa e umida», leptos dal greco per «sottile», vertere dal latino per «rivoltare».

Le classi di suolo, prima parte
ClasseChe suolo è, in parole semplici
FluvisuoliSuoli nati da depositi recenti dei fiumi (alluvioni); gli strati sono ancora poco distinti
GleysuoliSuoli con ristagno d’acqua a meno di 50 cm di profondità; gli strati sono poco distinti
RegosuoliSuoli poco evoluti, su materiali sciolti e non compatti, ma non portati da fiumi
LeptosuoliSuoli sottili appoggiati sulla roccia dura
ArenosuoliSuoli sabbiosi, con grani grossi e strati poco distinti
AndosuoliSuoli nati da materiali vulcanici (ceneri, lapilli)
VertisuoliSuoli molto argillosi che in qualche periodo dell’anno si crepano
CambisuoliSuoli con un orizzonte B «cambiato», cioè già un po’ trasformato rispetto alla roccia
CalcisuoliSuoli con un orizzonte ricco di calcare, anche indurito come pietra
GypsisuoliSuoli con un orizzonte ricco di gesso, anche indurito
SolonchaksSuoli con accumulo di sali solubili: sono i suoli salati
KastanozemsSuoli di colore castano, tipici delle steppe
ChernozemsSuoli delle praterie, con strati ricchissimi di humus, molto fertili
PhaeozemsSuoli «lavati» dalla pioggia ma con la superficie ancora ricca di humus
GreyzemsSuoli con superficie molto scura, aggregati rivestiti da una patina biancastra e sottosuolo argilloso
Le classi di suolo, seconda parte
ClasseChe suolo è, in parole semplici
PlanosuoliSuoli in cui la composizione cambia di colpo da uno strato all’altro (per esempio da sabbioso ad argilloso) e che si inzuppano d’acqua
LuvisuoliSuoli con un orizzonte argilloso ricco di basi, cioè di sostanze utili alle piante come calcio e magnesio
PodzoluvisuoliSuoli con orizzonte argilloso interrotto da «lingue» dello strato lavato (E)
PodzolsSuoli tipici delle foreste fredde di conifere, con un orizzonte B in cui si accumulano humus e ferro (spodico)
LixisuoliSuoli con un orizzonte argilloso fatto di argille che trattengono poco le sostanze nutritive
AcrisuoliSuoli con orizzonte argilloso povero di basi e con argille che trattengono poco
AlisuoliSuoli con orizzonte argilloso povero di basi, ma con argille che trattengono molto
NitosuoliSuoli in cui la quantità di argilla resta pressoché costante fino a 150 cm di profondità
FerralsuoliSuoli molto vecchi e «consumati», con meno del 10% di minerali ancora alterabili nell’orizzonte B
PlintosuoliSuoli con plintite (un impasto ricco di ferro che si indurisce) entro 50 cm dalla superficie
HistosuoliSuoli organici, fatti soprattutto di resti vegetali, come la torba
AntrosuoliSuoli profondamente modificati dall’uomo, per esempio da secoli di coltivazione o terrazzamento
Due precisazioni.

Nell’elenco manca la classe dei Solonetz, suoli salini con molto sodio che di solito si mettono accanto ai Solonchaks. Inoltre questa classificazione è stata poi sostituita da una più recente, la WRB (World Reference Base for Soil Resources, «base di riferimento mondiale per le risorse del suolo»), che usa in gran parte gli stessi nomi.

11. L’azoto, ingrediente della vita

L’azoto (simbolo chimico N) è uno degli elementi più importanti per gli esseri viventi. Lo troviamo:

Nelle molecole organiche l’azoto si lega ad altri atomi in alcune forme tipiche, che i chimici chiamano gruppo amminico, gruppo ammidico e gruppo imminico. Non serve ricordare i nomi: basta sapere che sono i diversi «modi» in cui l’azoto si lega al carbonio e all’idrogeno. Queste forme permettono alle proteine e agli acidi nucleici di avere la loro forma tridimensionale, perché l’azoto crea i legami idrogeno, una specie di «colla debole» che tiene insieme le parti delle molecole. Nei disegni, R, R′ e R″ rappresentano il resto della molecola.

Ammine primaria, secondaria e terziaria
Gruppo amminico (l’azoto con idrogeno)
Immina primaria e immina secondaria
Gruppo imminico (l’azoto con doppio legame)
Ammide primaria, secondaria e terziaria
Gruppo ammidico (l’azoto accanto a un atomo di carbonio con ossigeno)

Anelli che trattengono i metalli

L’azoto si trova anche in anelli di cinque atomi, il pirrolo e l’imidazolo. Queste molecole sono come piccole pinze: possono afferrare atomi di metalli, come il ferro, il magnesio e il manganese, e tenerli al loro posto.

Formula dell’imidazolo
Imidazolo
Formula del pirrolo con numerazione degli atomi dell’anello da 1 a 5
Pirrolo (gli atomi dell’anello sono numerati da 1 a 5)

Quattro anelli di pirrolo uniti formano un anello tetrapirrolico (dal greco «quattro»), cioè una porfirina. Al centro di questo anello c’è un atomo di metallo trattenuto dai quattro atomi di azoto:

Formula della clorofilla: anello tetrapirrolico con quattro atomi di azoto che coordinano il magnesio centrale, e lunga catena laterale
La clorofilla: i quattro atomi di azoto (N) trattengono al centro il magnesio (Mg).
Confronto tra la struttura della clorofilla (con magnesio) e dell’emoglobina (con ferro)
Clorofilla (chlorophyll, con il magnesio) ed emoglobina (hemoglobin, con il ferro): due molecole molto simili. Immagine tratta da www.juicing-for-health.com.
Una precisazione.

Gli anelli con azoto trattengono bene i metalli come magnesio, ferro, manganese, rame e zinco. Il potassio (K+) invece non viene trattenuto in questo modo: nelle cellule si muove attraverso appositi «canali» e «pompe» della membrana. Nell’emoglobina, inoltre, la parte con il ferro si chiama eme.

12. Il giro dell’azoto

L’aria che respiriamo è fatta per il 78% circa di azoto (N2), ma le piante non possono usarlo così com’è, come se avessero un magazzino pieno di cibo chiuso a chiave. Per aprirlo servono dei piccoli microrganismi. Il percorso dell’azoto tra aria, suolo e esseri viventi si chiama ciclo biogeochimico dell’azoto.

Ciclo dell’azoto: azoto atmosferico, azotofissatori, ammonio, nitriti, nitrati, piante, degradatori e batteri denitrificanti
Il ciclo dell’azoto.

La storia si può raccontare così: l’azoto dell’aria viene «agganciato» da certi batteri e trasformato in ammonio; altri batteri lo trasformano in nitrito e poi in nitrato, che le radici possono assorbire; la pianta lo incorpora nelle sue proteine; quando la pianta o l’animale che l’ha mangiata muoiono, i decompositori restituiscono ammonio al suolo; infine altri batteri riportano una parte dell’azoto nell’aria, e il giro ricomincia.

N2 → NH4+ → NO2− → NO3− → N2

azoto dell’aria → ammonio → nitrito → nitrato → azoto dell’aria

Le tappe del giro dell’azoto
TappaChe cosa avvieneChi lavora
Fissazione dell’azotoL’azoto dell’aria diventa ammonio, una forma utilizzabile dalle pianteBatteri azotofissatori: alcuni vivono nei noduli (rigonfiamenti) delle radici delle leguminose, come fagioli, piselli e trifoglio; altri vivono liberi nel suolo
AmmonificazioneI resti di piante e animali vengono demoliti e liberano ammonioDecompositori: batteri e funghi, con o senza ossigeno
NitrificazioneL’ammonio diventa nitrito e poi nitratoBatteri nitrificatori (primo passo) e nitratatori (secondo passo)
AssimilazioneLa pianta assorbe i nitrati e li trasforma nelle proprie sostanze; da lì l’azoto passa agli animali che la mangianoLe piante
DenitrificazioneI nitrati tornano azoto gassoso e ritornano nell’ariaBatteri denitrificanti
Un esempio.

Gli agricoltori lo sanno da sempre: dopo una coltura di leguminose il terreno è più ricco di azoto. È il motivo per cui in rotazione si alternano le leguminose (fagioli, erba medica, trifoglio) ai cereali.

Una precisazione.

Le piante assorbono l’azoto sia come nitrato sia, in parte, come ammonio. I batteri denitrificanti lavorano soprattutto dove c’è poco ossigeno, per esempio nei terreni zuppi d’acqua; per questo un ristagno prolungato impoverisce il suolo di azoto utilizzabile.

13. In breve

14. Piccolo dizionario

Sigle e simboli

FAO
Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (dall’inglese Food and Agriculture Organization).
UNESCO
Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (dall’inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization).
WRB
La classificazione internazionale dei suoli più recente (World Reference Base for Soil Resources).
DNA e RNA
Acido desossiribonucleico e acido ribonucleico: le molecole che conservano e usano le informazioni genetiche.
Ψ (psi)
Lettera greca usata dai fisiologi per indicare il «potenziale». Ψw è il potenziale idrico (w da water, acqua).
Simboli chimici
N azoto, K potassio, Mg magnesio, Ca calcio, Na sodio, Cl cloro, B boro, Si silicio, Fe ferro, Al alluminio, Mn manganese. Il numero e il segno in alto indicano la carica: K+ ha una carica positiva, Mg2+ due, NO3− una negativa.
N2, NH4+, NO2−, NO3−
Azoto molecolare (quello dell’aria), ammonio, nitrito e nitrato.

Termini

Apoplasto
L’insieme delle pareti delle cellule e degli spazi tra loro: la «rete di fessure» in cui l’acqua scorre senza entrare nelle cellule.
Simplasto
L’insieme degli interni delle cellule, collegati tra loro da piccoli passaggi (i plasmodesmi).
Banda del Caspary
Fascia impermeabile sulle pareti dell’endoderma che obbliga acqua e sali a passare dentro le cellule.
Endoderma
Lo strato di cellule che avvolge il centro della radice (la stele).
Eluviazione
Il trasporto verso il basso, a opera dell’acqua, di argilla, ferro e sostanza organica da uno strato di suolo a un altro. Il loro accumulo nello strato sottostante si chiama illuviazione.
Humus
La sostanza organica scura e stabile che si forma dalla decomposizione di foglie e resti.
Idromorfia
La condizione di un suolo in cui l’acqua ristagna a lungo, con colori grigiastri o macchiati.
Igrofilo
Che ama l’umidità.
Ione
Una particella piccolissima con carica elettrica, che si trova disciolta in acqua.
Mineralizzazione
La trasformazione della sostanza organica (foglie, resti) in sostanze minerali, a opera dei decompositori.
Osmosi
Il passaggio dell’acqua attraverso una membrana sottilissima verso la parte più ricca di sostanze disciolte.
Plintite
Impasto di argilla ricco di ferro che si indurisce in modo irreversibile quando si bagna e si asciuga più volte.
Saturazione in basi
La quota di «posti» del suolo occupata da sostanze utili alle piante come calcio, magnesio, potassio e sodio.
Stele
Il cilindro centrale della radice, dove si trovano i vasi che portano l’acqua verso l’alto.
Tessitura
La proporzione di sabbia, limo e argilla in un suolo.
Turgore
La pressione dell’acqua dentro le cellule, che tiene turgidi (rigidi) i tessuti: quando manca, la pianta appassisce.
Xilema
L’insieme dei vasi che portano acqua e sali minerali dalle radici alle foglie.

Il testo è stato rielaborato partendo da una pubblicazione a cura di E-learning Università degli Studi di Teramo.

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