Ciro Pollini – Tomo primo, Verona 1822
Frontespizio, lettera dedicatoria ad Alessandro I e prefazione, con traduzione italiana a fronte
Traduzione del frontespizio. Flora Veronese, che Ciro Pollini presenta come prodromo della Flora dell'Italia settentrionale. Tomo primo, con tavole in rame. Verona, coi tipi e a spese della Società Tipografica, 1822 (MDCCCXXII).
Il motto dell'insegna tipografica, MATVRANDVM («bisogna portare a maturazione», cioè procedere con ponderazione), accompagna l'immagine di un delfino avvolto intorno a una freccia: è una variante del celebre emblema «affrettati lentamente» (festina lente), reso famoso dall'ancora col delfino di Aldo Manuzio. Il timbro in rosso «Carestia cav. abb. Antonio» indica che la copia appartenne all'abate Antonio Carestia (1825–1908), botanico della Valsesia.
Cum hoc, mei quidquid est operis, in lucem edere constituissem, id mihi statui curandum, ut praestantem aliquem huic operi patronum inquirerem; cujus gravissima auctoritate nonnihil eidem dignitatis vel gratiae, ne dicam praesidii adversus obtrectatores conciliarem. Nec vero diu haesi: Tu namque, Imperator Augustissime, facile occurristi animo, cujus in primis honori et meritis opellam dedicarem. Id enim animadverti, Te Imperii tui hostibus profligatis, firmataque pace Europae universae, scientias alere, inque tua regna earumdem cultores advocare: quod magnanimi est atque optimi Principis; ut nempe bello atque armis paci inservias, et disciplinis literisque statuendis augendisque, certam et tranquillam sedem constituas. Haec itaque mecum ipse cogitans, hanc Tibi deliberavi Floram Veronensem, assiduo plurium annorum labore, permultisque locis perlustratis concinnatam atque elaboratam inscribere. Tu vero, qua es humanitate, hoc munusculum lubens accipe, tuere, in melius promove. Sic Deus O. M.1 tuum imperium atque opes promoveat; Teque Europae securitati et bonarum artium praesidio quam diutissime servet.
Avendo deciso di dare alla luce quest'opera, qualunque ne sia il valore, mi proposi di cercarle un illustre patrono, con la cui autorevolissima protezione potessi procurarle un po' di dignità o di favore, per non dire di difesa contro i detrattori. E non esitai a lungo: Tu infatti, Augustissimo Imperatore, Ti presentasti spontaneamente al mio animo come colui al cui onore e ai cui meriti, prima di ogni altro, dedicare questa mia modesta fatica. Ho infatti osservato che Tu, sgominati i nemici del Tuo Impero2 e consolidata la pace dell'Europa intera3, alimenti le scienze e chiami nei Tuoi regni coloro che le coltivano: cosa propria di un Principe magnanimo e ottimo, che fa sì che la guerra e le armi servano alla pace e assicura una sede sicura e tranquilla all'istituzione e all'accrescimento delle discipline e delle lettere. Riflettendo dunque fra me su queste cose, ho deliberato di intitolare a Te questa Flora Veronese, composta ed elaborata con il lavoro assiduo di molti anni e con l'esplorazione di moltissimi luoghi. E Tu, con la benevolenza che Ti è propria, accogli di buon grado questo piccolo dono, proteggilo, promuovilo verso il meglio. Così Dio Ottimo Massimo faccia prosperare il Tuo impero e le Tue ricchezze, e Ti conservi il più a lungo possibile a sicurezza dell'Europa e a presidio delle belle arti.
I. Quod jamdiu pollicitus sum, praestare tandem aggredior, et Floram, quam Veronensem appellare mihi placuit, in lucem mitto, laetusque mea me fide exsolvo. Etenim cum tempus, quod antea omne Rei herbariae tribuere solebam, medicinae faciundae transmiserim, necesse fuit ut multum morae rei poneretur, quae pene infecta jaceret; nisi illius scientiae studium, cui juventae nervos concesseram, me ad intermissa saepe revocasset. Qua re arbitror in Veronensi Flora conficienda nonnihil pristino illi studio inserviisse; nulla enim alia fortasse inter Europaeas regio est, quae tam brevi praesertim tractu, tot tamque varias herbarum species ferat. Hîc enim reperiuntur et alpinae et aquaticae ac palustres, hîc quae in campis patentibus veniunt, quae pendices incolere solent, quae locorum apricitate, quae opacitate delectantur. Verum antequam ad inceptum veniam, quaedam mihi videntur praemittenda esse de regione, de solo, de vegetatione; neque abs re credo fore illos memorare qui ante nos eadem praestare studuerunt, rationisque non nil verba facere atque diligentiae, qua ut conata perficerem usus sum.
I. Ciò che da tanto tempo ho promesso, mi accingo finalmente a mantenerlo: do alla luce la Flora che mi è piaciuto chiamare Veronese, e lieto mi sciolgo dalla parola data. Poiché infatti il tempo che prima solevo dedicare interamente alla botanica l'ho poi rivolto all'esercizio della medicina1, era inevitabile che l'impresa subisse un lungo ritardo e giacesse quasi incompiuta; se non fosse che l'amore per quella scienza, alla quale avevo consacrato le energie della giovinezza, mi ha spesso richiamato al lavoro interrotto. Per questo ritengo che, componendo la Flora Veronese, io abbia reso in qualche misura servizio a quell'antica passione; nessun'altra regione d'Europa, forse, produce in uno spazio così ristretto tante e così varie specie di piante. Qui infatti si trovano piante alpine, acquatiche e palustri; qui quelle che crescono nei campi aperti, quelle che sogliono abitare i pendii, quelle che amano i luoghi soleggiati e quelle che amano l'ombra. Ma prima di venire all'opera intrapresa, mi sembra opportuno premettere alcune notizie sulla regione, sul suolo e sulla vegetazione; né credo sarà fuori luogo ricordare coloro che prima di noi si sono impegnati nella stessa impresa, e dire qualcosa del metodo e della diligenza di cui mi sono servito per portare a termine il mio tentativo.
II. Itaque sciendum est in primis, Floram hanc non modo species continere quas fert provincia Veronensis; sed etiam quas Tirolis Italicus sive Australis, provincia Vicetina ac Patavina, et finitimae partes agri Rhodigiensis, [p. IV] Mantuani et Brixiani. Nam hac in re facienda propositum mihi fuit prodromum exhibere Florae Italiae borealis; huic vero nomen ab Verona accomodare statui, quod haec urbs veluti centrum sit locorum quae diximus, ejusdemque provinciam majori studio ac diligentia sim rimatus. Igitur Flora Veronensis fines habet ab ortu solis agrum Cadorinum, Bellunensem et Feltrinum, Medoaci majoris decursum et Patavium; insuper complectitur colles Euganeos Rhodigiique vicinias. A septentrione confinis est mons Brennerus trans Brixinium; ab occasu Rhetiam, Vallem Telinam, Brixianum agrum et lacum Benacensem habet; item montes atque colles quibus hic continetur; ac Mincii fluenta, qui dicto e lacu incipiens Mantuae urbem superiori atque inferiori lacu circum omnem alluit, ac denique in Padum influit. A meridie Padum habet ipsum vallesque magnas ac paludes Veronenses. Tractus ejus ab occidente ad orientem protenditur uno pene gradu geographico cum dimidio, et a meridie ad septentrionem fere duobus. Salodium enim, quod ad Benaci oram occidentalem est situm, ad gradum 28, 14' longitudinis pertingit, Patavium 29°, 35', 30"; et Padus 45° latitudinis, Brennerus 45°, 48'. Verona autem ad 28°, 40', 39" longitudinis sita est, et 45°, 26', 9" latitudinis (*).
II. Occorre dunque sapere anzitutto che questa Flora non comprende soltanto le specie che crescono nella provincia veronese, ma anche quelle del Tirolo italiano o meridionale, delle province di Vicenza e di Padova e delle parti confinanti del territorio di Rovigo, di Mantova e di Brescia. Nel compiere questo lavoro, infatti, mi sono proposto di presentare un prodromo della Flora dell'Italia settentrionale; ho però deciso di intitolarla a Verona, perché questa città è come il centro dei luoghi che abbiamo nominato, e perché ne ho esplorato la provincia con maggiore impegno e diligenza. La Flora Veronese ha dunque per confini, a oriente, il Cadore, il Bellunese e il Feltrino, il corso del Brenta e Padova; comprende inoltre i Colli Euganei e i dintorni di Rovigo. A settentrione confina con il Brennero, oltre Bressanone; a occidente ha la Rezia, la Valtellina, il Bresciano e il lago di Garda, insieme con i monti e i colli che lo racchiudono; e il corso del Mincio, che, uscendo da quel lago, bagna tutt'intorno la città di Mantova con il lago Superiore e con l'Inferiore, e infine sfocia nel Po. A mezzogiorno ha il Po stesso e le grandi Valli e paludi veronesi. Il suo territorio si estende da occidente a oriente per quasi un grado geografico e mezzo, e da mezzogiorno a settentrione per circa due. Salò, infatti, situata sulla sponda occidentale del Garda, giunge a 28° 14' di longitudine, Padova a 29° 35' 30"2; il Po sta a 45° di latitudine, il Brennero a 45° 48'3. Verona poi si trova a 28° 40' 39" di longitudine e a 45° 26' 9" di latitudine (*).
(*) Hic exhibeo altitudines Veronae, Patavii, Tridenti, montium editiorum Veronensium, aliorumque locorum hujus regionis supra mare Adriaticum. Has mensuras statui ex observationibus barometricis, ad quas exigendas usus sum methodo clar. Bioti. Nonnullas, quas suo loco notabo, ab aliis accepi. [p. V]
| Veronae altitudinem statui in summitate hydrometri, quod in ora Athesis dextera aedificatum est prope aedem S. Salvatoris, loco signante 14 pedes mensurae Veronensis. Verona itaque mari Adriatico supereminet | metra 70,50 |
| Patavium | 13,— |
| Tridentum | 270,73 |
| Altitudo media aquae lacus Benacensis prope oppidum Gardam | 77,82 |
| Caprinus vicus provinciae Veronensis ad radices Baldi montis australes. (Mensuram cepi in caupona prope domum curionalem) | 275,05 |
| Brentinus pagus ad pedem Baldi m. orientalem (in caupona) | 209,30 |
| Avius (in caupona ex adverso domus curionalis) | 151,33 |
| Brentonicus (apud Balistios) | 689,72 |
| Morius pagus ad radices Baldi septentrionales in valle Lagarina situs (in caupona prope domum curionis) | 202,49 |
| Baldus mons. Cacumen supremum Monmaor vocatum, quod in partes tres dividitur | 2234,21 |
| Idem secundum mensuram barometricam Sternbergi comitis | 2228,40 |
| Baldi montis cacumen dictum Cima di Novesa | 2201,36 |
| cacumen dictum Costa bella, cui confinis est vallis delle buse vocata | 2044,87 |
| cacumen nuncupatum di valle Finestra secundum Sternbergum comitem | 2150,76 |
| culmen Altissimo vocatum | 2117,95 |
| limen Templi B. M. V. a Corona nuncupatae | 776,50 |
| fons eidem Templo eminens | 853,50 |
| locus dictus gli Spiazzi | 865,78 |
| locus Prabasar dictus, circa domos editiores | 999,47 |
| locus Piano della cenere nuncupatus | 1000,08 |
| locus Campion appellatus, circa casam secus rivulum sitam, quem le acque negre pastores vocant | 1362,81 |
| vicus la Ferrara, in caupona aedi curionis supereminente | 909,00 |
| vicus la Ferrara, circa casas editiores Campedello nuncupatas | 1030,56 |
| declivitas la Lonza vocata ortum solis spectans, Ferraraeque vico imminens, ubi pri- [p. VI] mum Pinus Mughus in conspectum venit | metra 1385,83 |
| B. m. fons di Navole | 1675,56 |
| vallis Ortigara prope templum | 1439,62 |
| La Chiusa, locus secus viam Germaniae, ubi olim arx aedificata erat | 146,10 |
| Caldiero. Vertex collium basaltinorum, ad quorum radices aquae thermales ebulliunt | 104,26 |
| Thermae Calderianae | 63,20 |
| Grezzana, vicus ad radices Lessinensium, in caupona contra templum | 149,07 |
| Chiesa nova, vicus in Lessiniis montibus (limen templi) | 1068,82 |
| Tomba culmen summum Lessinensium | 1868,15 |
| Posta mons Tirolis prope Alam | 2120,00 |
| Bondon mons Tirolis prope Tridentum | 2230,35 |
| Cima delle croste, culmen montis Spinale in Tiroli Italico, non tamen summum | 2500,00 |
| Recoaro. Limen fontis aquarum acidularum | 306,00 |
| Civillina mons in provincia Vicetina, secundum mensuram clariss. Maraschinii naturae scrutatoris | 1081,00 |
| Roncà. Caupona secus torrentem | 86,24 |
| Bolca. Vertex la Purga dictus | 946,42 |
| Bolca. Fodina piscium lapidescentium dicta la Lastrara vel Pesciaja Maffejana | 597,12 |
| Schio vicus ad radices montium Vicetinorum. Limen cauponae ad forum | 197,19 |
| Summanus mons provinciae Vicetinae. Vertex summus dictus Punta dell'Idolo | 1215,97 |
| juxta aliam meam mensuram | 1238,18 |
| juxta Cheminellum | 1208,72 |
| juxta Marzarium | 1250,95 |
| Novegnus mons provinciae Vicetinae, juxta Herrischum | 2006,00 |
| Laste basse mons in valle, per quam torrens Asticus fluit, situs, juxta Herrischum | 2060,00 |
| Portule mons prov. Vicet., secundum eumdem | 2060,00 |
| Torus mons, sec. eumdem | 2150,00 |
| Zagomalus mons, secundum eumdem | 2152,00 |
| Venda collium Euganeorum supremus ad Strangei mensuram | 471,00 |
| juxta Sternbergum | 555,80 |
| juxta Da Rio comitem | 579,00 |
(*) Riporto qui le altitudini sul mare Adriatico di Verona, Padova, Trento, dei monti più elevati del Veronese e di altri luoghi di questa regione. Ho stabilito queste misure mediante osservazioni barometriche, per il cui calcolo mi sono servito del metodo del celebre Biot4. Alcune, che indicherò di volta in volta, le ho ricevute da altri5.
| Ho fissato l'altitudine di Verona alla sommità dell'idrometro costruito sulla riva destra dell'Adige presso la chiesa di San Salvatore, nel punto che segna 14 piedi di misura veronese6. Verona si eleva dunque sul mare Adriatico di | metri 70,50 |
| Padova | 13,— |
| Trento | 270,73 |
| Altezza media dell'acqua del lago di Garda presso la cittadina di Garda | 77,82 |
| Caprino, paese della provincia di Verona alle falde meridionali del monte Baldo (misura presa nell'osteria presso la casa parrocchiale) | 275,05 |
| Brentino, villaggio ai piedi del versante orientale del Baldo (nell'osteria) | 209,30 |
| Avio (nell'osteria di fronte alla casa parrocchiale) | 151,33 |
| Brentonico (presso i Balisti) | 689,72 |
| Mori, villaggio alle falde settentrionali del Baldo, in Val Lagarina (nell'osteria presso la casa del parroco) | 202,49 |
| Monte Baldo. Cima più alta, detta Monmaor, divisa in tre parti7 | 2234,21 |
| La stessa, secondo la misura barometrica del conte Sternberg | 2228,40 |
| Cima del Baldo detta Cima di Novesa [Novezza] | 2201,36 |
| cima detta Costa Bella, confinante con la valle detta delle Buse | 2044,87 |
| cima chiamata di Valle Finestra, secondo il conte Sternberg | 2150,76 |
| vetta detta Altissimo | 2117,95 |
| soglia del santuario della Beata Maria Vergine detta della Corona | 776,50 |
| fonte che sovrasta lo stesso santuario | 853,50 |
| località detta gli Spiazzi | 865,78 |
| località detta Prabasar [Prabazar], presso le case più alte | 999,47 |
| località chiamata Piano della Cenere | 1000,08 |
| località detta Campion, presso la casa situata lungo il ruscello che i pastori chiamano le Acque Negre | 1362,81 |
| villaggio la Ferrara, nell'osteria che sovrasta la casa del parroco | 909,00 |
| villaggio la Ferrara, presso le case più alte chiamate Campedello | 1030,56 |
| pendio detto la Lonza, esposto a oriente e sovrastante il villaggio di Ferrara, dove compare per la prima volta il pino mugo (Pinus Mughus) | metri 1385,83 |
| Monte Baldo, fonte di Navole [Naole] | 1675,56 |
| valle Ortigara presso la chiesa | 1439,62 |
| La Chiusa, località lungo la strada di Germania, dove un tempo sorgeva una rocca | 146,10 |
| Caldiero. Vetta dei colli basaltici, alle cui falde sgorgano acque termali | 104,26 |
| Terme di Caldiero | 63,20 |
| Grezzana, villaggio alle falde dei Lessini, nell'osteria di fronte alla chiesa | 149,07 |
| Chiesanuova, villaggio nei monti Lessini (soglia della chiesa) | 1068,82 |
| Tomba, la vetta più alta dei Lessini | 1868,15 |
| Posta, monte del Tirolo presso Ala8 | 2120,00 |
| Bondone, monte del Tirolo presso Trento | 2230,35 |
| Cima delle Croste, vetta del monte Spinale nel Tirolo italiano, non però la più alta | 2500,00 |
| Recoaro. Soglia della fonte delle acque acidule | 306,00 |
| Civillina, monte della provincia di Vicenza, secondo la misura del chiarissimo naturalista Maraschini | 1081,00 |
| Roncà. Osteria lungo il torrente | 86,24 |
| Bolca. Vetta detta la Purga | 946,42 |
| Bolca. Cava dei pesci fossili detta la Lastrara o Pesciaia Maffeiana | 597,12 |
| Schio, paese alle falde dei monti vicentini. Soglia dell'osteria sulla piazza | 197,19 |
| Summano, monte della provincia di Vicenza. Vetta più alta, detta Punta dell'Idolo | 1215,97 |
| secondo un'altra mia misura | 1238,18 |
| secondo Cheminello | 1208,72 |
| secondo Marzari | 1250,95 |
| Novegno, monte della provincia di Vicenza, secondo Herrisch | 2006,00 |
| Laste Basse, monte situato nella valle percorsa dal torrente Astico, secondo Herrisch | 2060,00 |
| Portule, monte della provincia di Vicenza, secondo lo stesso | 2060,00 |
| Toraro (Torus), monte, secondo lo stesso | 2150,00 |
| Zagomalo (Zagomalus), monte, secondo lo stesso | 2152,00 |
| Venda, il più alto dei Colli Euganei, secondo la misura di Strange | 471,00 |
| secondo Sternberg | 555,80 |
| secondo il conte Da Rio | 579,00 |
Sulle differenze fra queste misure e le quote attuali si veda la nota 9.
[p. V] III. Pars septentrionalis, scilicet Tirolis Italicus, ab oriente finitimus est agris Feltrino, [p. VI] Bellunensi, Cadorino; a septentrione jungitur cum Tiroli Germanico sive Boreali; qua ver- [p. VII] git ad occasum, Rhetiam habet finitimam, Vallem Telinam et Brixianum agrum; a meridie agrum rursus Brixianum, Veronensem et Vicetinum. Tirolis Italus totus in montes se attollit, qui metra 2600 forte excedunt, sylvis pratisque refertos, vallibusque profundis et uberrimis discretos. Hinc fit, ut hyemes habeant perfrigidas, ardentes aestates: cumque in foveis, sinubus, plagisque alpium soli aversis nives perpetuae concrescant; contra in vallibus, ubi calor solis interclusus atque a montibus hinc inde rejectus intenditur atque ignescit, vites, mori, arboresque fructiferae, tabacum, frugesque proveniant. Superficies tota est hectarorum circiter 800 novi ponderis Gallici. Ab austro ad septentrionem in eo protenditur satis longa vallis, vario flexu ab Athesi viaque in Germaniam tendente intersecata, secundum quam Ala, Roboretum, Tridentum, Bocenum, Brixiniumque se attollunt.
Quisquis Verona profectus itinere quod in Germaniam protenditur Tirolim petit, vallem Lagarinam ingreditur, cujus in exitu Roboretum jacet secus torrentem Lenum aedificatum. Si dexteram Athesis oram teneat, rupium juga e Baldi montis radicibus in septentrionem promissa Bondonium montem constituunt, ubi est locus quidam Dorso sive Orto d'Abramo vocatus. Trans Bondonium sunt a meridie Arci territorium, a septentrione pars quam Judicariam vocant Tridento parallelam, per quae loca flumen Sarca in Benacum influit. Hinc in conspectum veniunt Riva vicus, vallisque Ledri, ubi est lacusculus ejusdem nominis, ex quo [p. VIII] effluens amniculus Ponalis in Benacum effunditur. Ad occasum solis vallicula quaedam jacet Ampola vocata, deinde pagi Lodronus et Storus, inter quos torrens Clesius nuncupatus se effundit in lacum Idrum. Post Storum ulterius proficiscendo ad Blemmonis alpes pervenitur, a quibus non longe absunt provinciae Brixiensis fines. Ad septentrionem vallis Ledri sita est vallis Rendena in Judicaria; deinde magis ascendentibus vallis Solis sese offert, nec non vallis Rabbiensis, in qua aquae minerales acidulo-ferruginosae medicinales emanant. Spinalis mons altissimus, latissimusque, ad cujus pedem templum S. Mariae Campilii aedificatum est, secernit ab ortu solis vallem Solis a valle Annonia, in qua magnus est vicus Clessus nuncupatus, cui pagi duo supereminent Fondus et Maranta, quibus Tirolis Germanicus terminatur. Ad Marantae septentrionem est oppidum Tirolis, quod huic regioni nomen fecit.
In Tiroli Italico secus laevam Athesis ripam ad orientem Alae jacent montes Posta Campobrunus et Pertica, qui Veronensibus jugis sese continuant; ad orientem Roboreti vallis Arsa dicta, per quam torrens permeat Lenus, et ubi Campogrossus mons ab imo incipit attolli; vallis hinc, quae a torrente Astico nomen habet, et mons Scanuccia vocatus qui ab aquilone vallem Suganam contingit; ad orientem Tridenti Pergineus pagus et vallis Sugana a Medoaco majore flumine intersecata, viaque qua in Bassanum oppidum fit descensus. Trans Tridentum sitae sunt tres contiguae valles Cembra, Fiem- [p. IX] mensis et Fassa, per quas excurrit torrens Avisius, qui in Athesim effunditur. Septentrionem versus viam capessenti tibi occurrunt Bocenum, deinde Brixinium, quorum moenia ab Eisacko amniculo alluuntur, qui cis Bocenum in Athesim influit. Montium juga trans Brixinium sita Brennerus vocantur, qui veluti limes naturalis Tirolis australis, nostrarumque alpium centrum haberi potest; etenim fluvii torrentesque oppositam viam ibi ineunt; illac in Germaniam hac in Italiam delabentes.
III. La parte settentrionale, cioè il Tirolo italiano, confina a oriente con il Feltrino, il Bellunese e il Cadore; a settentrione si congiunge con il Tirolo tedesco o settentrionale; dove volge a occidente ha per confinanti la Rezia, la Valtellina e il Bresciano; a mezzogiorno, di nuovo il Bresciano, il Veronese e il Vicentino. Il Tirolo italiano si eleva interamente in monti che forse superano i 2600 metri, ricchi di boschi e di prati e separati da valli profonde e fertilissime. Ne deriva che vi sono inverni rigidissimi ed estati ardenti: mentre nelle conche, nelle insenature e sui versanti delle Alpi non esposti al sole si accumulano nevi perenni, al contrario nelle valli, dove il calore del sole, racchiuso e riflesso da una parte e dall'altra dai monti, si intensifica e diventa rovente, prosperano viti, gelsi, alberi da frutto, tabacco e cereali. L'intera superficie è di circa 800 ettari, secondo il nuovo sistema di misura francese10. Da sud a nord lo attraversa una valle piuttosto lunga, solcata con andamento vario dall'Adige e dalla strada che porta in Germania, lungo la quale sorgono Ala, Rovereto, Trento, Bolzano e Bressanone.
Chi, partito da Verona, si dirige verso il Tirolo per la strada che porta in Germania entra in Val Lagarina, al cui sbocco sorge Rovereto, costruita lungo il torrente Leno. Se tiene la riva destra dell'Adige, le catene rocciose che dalle falde del monte Baldo si protendono verso settentrione formano il monte Bondone, dove si trova una località chiamata Dorso o Orto d'Abramo. Oltre il Bondone si trovano, a mezzogiorno, il territorio di Arco e, a settentrione, la regione detta Giudicarie, parallela a Trento; attraverso questi luoghi il fiume Sarca scende nel Garda. Di qui si scorgono il borgo di Riva e la Val di Ledro, dove si trova un laghetto dello stesso nome, dal quale esce il torrentello Ponale che si getta nel Garda. A occidente si stende una valletta chiamata Ampola, poi i villaggi di Lodrone e di Storo, fra i quali il torrente chiamato Chiese si versa nel lago d'Idro. Proseguendo oltre Storo si giunge alle alpi del Blumone, non lontano dalle quali corrono i confini della provincia di Brescia. A settentrione della Val di Ledro si trova la Val Rendena, nelle Giudicarie; poi, salendo ancora, si presentano la Val di Sole e la Val di Rabbi, nella quale sgorgano acque minerali medicinali acidulo-ferruginose. Il monte Spinale, altissimo e larghissimo, ai cui piedi è costruita la chiesa di Santa Maria di Campiglio, separa a oriente la Val di Sole dalla Val di Non, nella quale si trova il grosso borgo chiamato Cles, sovrastato da due villaggi, Fondo e Maranta, dove termina il Tirolo tedesco. A settentrione di Maranta si trova il paese di Tirolo, che ha dato il nome a questa regione11.
Nel Tirolo italiano, lungo la riva sinistra dell'Adige, a oriente di Ala si trovano i monti Posta, Campobrun e Pertica8, che si continuano nelle catene veronesi; a oriente di Rovereto la valle detta Vallarsa, percorsa dal torrente Leno, dove il monte Campogrosso comincia a innalzarsi dal fondovalle; di qui la valle che prende nome dal torrente Astico, e il monte chiamato Scanuccia [Scanuppia], che a settentrione tocca la Valsugana; a oriente di Trento il villaggio di Pergine e la Valsugana, attraversata dal fiume Brenta, e la strada per la quale si scende a Bassano. Oltre Trento si trovano tre valli contigue, Cembra, Fiemme e Fassa, percorse dal torrente Avisio, che si getta nell'Adige. Se prendi la strada verso settentrione incontri Bolzano e poi Bressanone, le cui mura sono bagnate dal torrente Isarco, che poco prima di Bolzano confluisce nell'Adige. Le catene di monti oltre Bressanone si chiamano Brennero; lo si può considerare come il confine naturale del Tirolo meridionale e il centro delle nostre Alpi, perché là fiumi e torrenti prendono direzioni opposte, scendendo di là verso la Germania, di qua verso l'Italia.
IV. Tirolim excipiunt montes Veronenses ac Vicetini, quorum praecipui sunt Baldus Benacum inter et Athesim situs, Pastellus ad laevam Athesis oram, et perquam longa Lessinensium juga quorum excelsius est Tomba. Tombae succedunt Zevola, Alba et Bolca; deinde in provincia Vicetina Pasubius, Novegnus, Summanus, Verana, Portule, Torus, et Zagomalus. Nullae fere his in montibus sylvae supersunt, quaeque adhuc remanent dumeta potius dixeris quam silvas. Pendices minus praeruptae in prata mutatae sunt, et earum quaedam inconsulte frugibus satae. Hinc tenui terrae strato ab imbribus exportato rupes nudae sterilesque nunc supersunt: et fluminum elevato alveo, planities tota saxis et squallore completa est. Montes paullatim decrescendo, colles evadunt amoeni, vitium ordinibus, oleis, arboribusque fructiferis consiti, quorum ad radices Verona condita est, urbs pulcherrima ab Athesi bifariam divisa. Altam planitiem ab occasu defendunt colles ad Mincium producti: ab ortu sese attollunt Berici, ubi Vicetia; [p. X] deinde ad Patavii austro-occasum Euganei. Alta planities sterilis et saxosa est; attamen agricolarum cura colitur, frugesque morosque alit. Verum quo magis ad meridiem vergit eo fertilior; saxa enim glareaeque deficiunt: contra vero ab aquis fluviorum et fontium irrigata gignit pratenses stirpes, Maydem, Oryzamque largo foenore. Reliqua pars ima Padum versus paludibus terminatur.
Spatiosae valles fluminibus et torrentibus pererratae sese immittunt inter colles montesque Veronenses et Vicetinos: hae sunt, vallis a Caprino vico nuncupata ad meridiem Baldi; Vallis Athesina, Vallis Pulicella et Pantena, quarum altera ad occasum, altera ad ortum Veronae jacent; Vallis Illasii et Tromigna, Vallis Roncati, Vallis Chiampi, Vallis Agni vel Trissini, Vallis Thienis vel Schii; denique Vallis Stagna sive Medoaci majoris. Colles autem Euganei non quidem juga conficiunt continua, sed conos, alii aliis editiores, a fertili planitie divisos. Padus, Athesis, Mincius, Medoacus major et minor, Tartarus, Molinella, Fibius, aliique minores fluvii ubertati agrorum vel commercii commoditati inserviunt; torrentes contra Asticus, Timonchius, Agnus, Alponus, Illasius, aliique agros saxis glareisque complent.
IV. Al Tirolo seguono i monti veronesi e vicentini, fra i quali i principali sono il Baldo, situato fra il Garda e l'Adige, il Pastello sulla riva sinistra dell'Adige e le lunghissime catene dei Lessini, la cui cima più alta è la Tomba. Alla Tomba succedono la Zevola, l'Alba e il Bolca; poi, nella provincia di Vicenza, il Pasubio, il Novegno, il Summano, il Verena, il Portule, il Toraro e lo Zagomalo. Su questi monti non restano quasi più boschi, e quelli che ancora rimangono li diresti boscaglie piuttosto che selve. I pendii meno scoscesi sono stati trasformati in prati, e alcuni di essi seminati sconsideratamente a cereali. Perciò, asportato dalle piogge il sottile strato di terra, ora restano rupi nude e sterili; e, innalzatosi il letto dei fiumi, l'intera pianura si è riempita di sassi e di desolazione. Abbassandosi a poco a poco, i monti divengono ameni colli, piantati a filari di viti, a ulivi e ad alberi da frutto, ai cui piedi sorge Verona, città bellissima divisa in due dall'Adige. L'alta pianura è protetta a occidente dai colli che si protendono fino al Mincio; a oriente si innalzano i Berici, dove sorge Vicenza, e poi, a sud-ovest di Padova, gli Euganei. L'alta pianura è sterile e sassosa; tuttavia è coltivata grazie alle cure degli agricoltori e produce cereali e gelsi. Quanto più però volge a mezzogiorno, tanto più diventa fertile, perché vi mancano sassi e ghiaie; al contrario, irrigata dalle acque dei fiumi e delle risorgive, produce con abbondante resa erbe da prato, mais e riso. La restante parte, la più bassa, termina verso il Po con le paludi.
Ampie valli, percorse da fiumi e torrenti, si insinuano fra i colli e i monti veronesi e vicentini: sono la valle che prende nome dal paese di Caprino, a mezzogiorno del Baldo; la Val d'Adige; la Valpolicella e la Valpantena, l'una a occidente e l'altra a oriente di Verona; la Val d'Illasi e la Val Tramigna, la valle di Roncà, la Val del Chiampo, la valle dell'Agno o di Trissino, la valle di Thiene o di Schio; infine il Canale di Valstagna, cioè la valle del Brenta. I Colli Euganei non formano catene continue, ma coni più o meno alti, separati da una fertile pianura. Il Po, l'Adige, il Mincio, il Brenta e il Bacchiglione, il Tartaro, la Molinella, il Fibbio e altri fiumi minori servono alla fertilità dei campi o alla comodità dei commerci; i torrenti invece, come l'Astico, il Timonchio, l'Agno, l'Alpone, l'Illasi e altri, riempiono i campi di sassi e di ghiaie.
V. Lapis quo plerique constant montes nostri est calcareus secundarius in strata dispositus magis minusve horizonti respondentia, colore plerumque cineraceo sordido vel margaritaceo vel albido vel pallide rubro. In eo parva strata venaeque occurrunt argillae, ferri, quarzi, et saepius silicis. Massa modo est rudis [p. XI] et omnino terrea, modo compactior et solidior, cujus generis, quae levigari potest, multa et mire variegata marmora constituit maximi pretii. In calcareo lapidescentia innumera, tam vegetabilia quam animalia in conspectum veniunt, pleraque marina, modo permixta ac congesta, modo veluti per familias disposita. Insignia sunt dentes ossaque elephantina, quae effodiuntur e calcareo marnoso collis Serbari (ita nuncupati) prope viculum Romagnanum in provincia Veronensi. At lapidescentia omnium celeberrima sunt omnigeni pisces innumeri, qui in calcareo alluminifero Bolcae montis reperiuntur. Ut in montium juga penetramus, ita calcareus diversam accipit formam; minus distincta sunt strata, fragmenta videntur squamosa, et granula moleculaeque intermicant. Lapis igneus nullus; tum rariora petrefacta, specieque diversa; etenim deficiunt praesertim nummalia sive discolitha, quae in montibus humilioribus e calcareo rudi compositis vulgatissima sunt. In plurimis Baldi et Postae cacuminibus massam in globulos conglomeratos, sive ut vocant oolithicam, conformatam deprehendi. Ex quibus intelligas, lapidem hunc calcareum esse vetustiorem, scilicet transitionis uti dicunt Geologi, quippe qui originem duxit ab aetate primaevo tempori intermedia (cum omnia in crystallum cogebantur), et posteriori sive secundario cum moleculae sine ordine et symmetria coagmentatae, massas mere terreas constituerunt.
Lapis trappicus vel scalaris stratiformis, quem Werneri sectatores ad secundarios, alii (magis [p. XII] probabili fortasse ratione) ad vulcanicos referunt, plurimis in montibus Tirolensibus, Vicetinis et Veronensibus occurrit. Apparet sub forma basaltis, viridipetrae basaltinae (grünstein artiger basalt), viridipetrae porphiricae, et tophi (wake) modo solidi modo amygdaloidis. Lapides trappici saepe obteguntur calcareo vel ipsum obtegunt: quandoque, imo saepissime, alternant strata calcarea petrefactis plenissima cum stratis tophi marinis petrefactis etiam interspersi; ut in vallibus Roncati, Trissini et in collibus vallis Thienensis loco dicto Bergonza secus Asticum torrentem. Tophus tam simplex quam basaltinus saepe occurrit acervatus, vel in globos variae magnitudinis conformatus, modo sphaericos modo pressos. Basaltes invenitur vel sine ulla forma, vel in tabulas desinens vel in columnas eximiae pulchritudinis, sicuti in valle Stanghellinorum prope Bolcam.
Tertius lapis stratiformis nostrorum montium est arenarius. Omnium vetustior est arenarius ruber, quippe qui jacet super lapidem transitionis grauvachium (grawake) dictum, vel super viridipetram (grünstein). Arenarium rubrum excipiunt cineraceus et albidus.
Grauvachio ac viridipetrae subjacet schistus argillaceus, et minus saepe schistus micaceus, qui per amplos montium Tirolensium et Vicetinorum tractus conspiciuntur.
Lapides porphyrici praeterea non desunt, sicuti in vallibus Fiemmensi et Fassae, et prope Perginem, alibique in Tiroli, circa Recobarium loco dicto Fungara, nec non in Euganeis. At porphyrium Euganeorum (quod ab incolis [p. XIII] masegna nuncupatur) et Recobariense, me judice, ad lapides vulcanicos spectant. Denique montes centrales Tirolis ut Brennerus granite primaevo componuntur. Monendi tamen sunt Lectores; in valle Fiemmensi lapides graniticos reperiri multo posteriores, quippe qui ex Marzarii comitis sententia jacent super porphyrium transitionis, quod in grauvachio decumbit. Quae vero Marzarii detectio a nonnullis historiae naturalis peritis denegatur; phaenomenonque adscribitur ingenti stratorum perturbationi, quae antiquitus accidit.
Ut justiorem soli imaginem praebeamus, reticere haud fas est montes nostros lithantrace abundare. Insuper in magnis vallibus Veronensibus et Ferrariensibus secus Padum profundissima torbae strata inveniuntur. Paludes salsae, quod sciam, nullae sunt in hac regione; extat vero solum salsum in valle Sermidis loco dicto il Dragoncello ad dexteram Eridani oram, ubi ab auditore olim meo, nunc amico, Julio Sandrio lectas habeo Salicornias, Salsolas, aliasque maritimas stirpes. Contra fontes minerales, tam calidi quam frigidi, abundant. Inter frigidos celeberrimi sunt acidulo-ferruginosi Recobarienses, quibus addendi sunt, nuperrime a me indicati, Starenses (*) in provincia Vicetina, et Rabbienses in valle ejusdem nominis Tirolis. Inter thermales recensendae sunt Calderienses in provincia Veronensi; sed longe praestant quae circa Aponum, Montem Ortonem, multaque alia Euganeorum loca ebulliunt.
(*) Notizia della nuova acqua minerale di Staro. Bibl. Ital. 1821.
V. La pietra di cui sono costituiti per la maggior parte i nostri monti è un calcare secondario, disposto in strati più o meno orizzontali, di colore per lo più grigio cenere sporco, oppure perlaceo, biancastro o rosso pallido. Vi si incontrano piccoli strati e vene di argilla, di ferro, di quarzo e più spesso di selce. La massa è ora grezza e del tutto terrosa, ora più compatta e solida; e questa varietà, che si lascia levigare, costituisce molti marmi di grandissimo pregio e mirabilmente variegati. Nel calcare si osservano innumerevoli fossili, tanto vegetali quanto animali, per lo più marini, ora mescolati e ammassati, ora disposti quasi per famiglie. Notevoli sono i denti e le ossa di elefante che si estraggono dal calcare marnoso del colle chiamato Serbaro, presso il paesello di Romagnano, in provincia di Verona12. Ma i fossili più celebri di tutti sono gli innumerevoli pesci di ogni genere che si trovano nel calcare alluminifero del monte Bolca13. Man mano che si penetra nelle catene montuose, il calcare assume forma diversa: gli strati sono meno distinti, i frammenti appaiono squamosi e vi scintillano granuli e minute particelle. Non vi è pietra focaia14; i fossili poi sono più rari e di specie diversa: mancano soprattutto le nummuliti o discoliti, comunissime nei monti più bassi formati di calcare grezzo. Su moltissime cime del Baldo e della Posta ho trovato la massa conformata in globuli conglomerati, cioè, come si dice, oolitica. Da ciò si comprende che questo calcare è più antico, cioè di transizione, come dicono i geologi, poiché ebbe origine in un'età intermedia fra il tempo primitivo (quando tutto si rapprendeva in cristalli) e quello posteriore o secondario, quando le particelle, aggregate senza ordine né simmetria, formarono masse puramente terrose.
La roccia trappica o scalare stratiforme, che i seguaci di Werner riferiscono alle rocce secondarie e altri (forse con ragione più probabile) alle vulcaniche15, si trova in moltissimi monti tirolesi, vicentini e veronesi. Si presenta in forma di basalto, di pietra verde basaltica (grünsteinartiger Basalt), di pietra verde porfirica e di tufo (Wacke), ora compatto, ora amigdaloide. Le rocce trappiche spesso sono ricoperte dal calcare, oppure lo ricoprono; talvolta, anzi spessissimo, strati calcarei pienissimi di fossili si alternano con strati di tufo, anch'essi cosparsi di fossili marini, come nelle valli di Roncà e di Trissino e nei colli della valle di Thiene, nella località detta Bergonza lungo il torrente Astico. Il tufo, tanto semplice quanto basaltico, si trova spesso ammassato, o conformato in globi di varia grandezza, ora sferici ora schiacciati. Il basalto si trova privo di forma definita, oppure diviso in lastre o in colonne di straordinaria bellezza, come nella valle degli Stanghellini presso Bolca.
Il terzo tipo di roccia stratiforme dei nostri monti è l'arenaria. La più antica di tutte è l'arenaria rossa, poiché giace sopra la roccia di transizione detta grovacca (Grauwacke) o sopra la pietra verde (Grünstein). All'arenaria rossa succedono quella grigio-cenere e quella biancastra.
Sotto la grovacca e la pietra verde si trova lo scisto argilloso e, meno spesso, lo scisto micaceo, che si osservano in ampi tratti dei monti tirolesi e vicentini.
Non mancano inoltre i porfidi, come nelle valli di Fiemme e di Fassa, presso Pergine e altrove nel Tirolo, nei dintorni di Recoaro nella località detta Fungara, e anche negli Euganei. Ma il porfido degli Euganei (che gli abitanti chiamano masegna) e quello di Recoaro, a mio giudizio, appartengono alle rocce vulcaniche. Infine i monti centrali del Tirolo, come il Brennero, sono composti di granito primitivo. Occorre tuttavia avvertire i lettori che in Val di Fiemme si trovano graniti molto più recenti, poiché, secondo l'opinione del conte Marzari, essi giacciono sopra un porfido di transizione che a sua volta poggia sulla grovacca. Questa scoperta del Marzari è però contestata da alcuni studiosi di storia naturale, che attribuiscono il fenomeno a un enorme sconvolgimento degli strati avvenuto in tempi antichissimi16.
Per offrire un'immagine più fedele del suolo, non si deve tacere che i nostri monti abbondano di carbon fossile17. Inoltre nelle grandi valli veronesi e ferraresi lungo il Po si trovano profondissimi strati di torba. Paludi salse, che io sappia, in questa regione non ce ne sono; esiste però un terreno salso nella valle di Sermide, nella località detta il Dragoncello, sulla riva destra del Po, dove il mio allievo di un tempo, oggi amico, Giulio Sandri, ha raccolto per me Salicornie, Salsole e altre piante marittime. Abbondano invece le sorgenti minerali, tanto calde quanto fredde. Fra le fredde sono celeberrime quelle acidulo-ferruginose di Recoaro, alle quali vanno aggiunte quelle di Staro (*), da me segnalate di recente, in provincia di Vicenza, e quelle di Rabbi, nella valle omonima del Tirolo. Fra le termali vanno ricordate quelle di Caldiero, in provincia di Verona; ma di gran lunga superiori sono quelle che sgorgano presso Abano, Montegrotto e molti altri luoghi degli Euganei.
(*) Notizia della nuova acqua minerale di Staro, in «Biblioteca Italiana», 1821. [Nota già in italiano nell'originale.]
[p. XIV] VI. Quamvis autem tam diversae sint nostrorum montium lapidum species, nullum tamen vegetabilium genus offendi cuique proprium, nempe quod in uno tantum horum lapidum proveniret. Nec vero negare ausim, nonnullas plantarum species in uno libentius loco mihi nasci visas esse quam in alio, e. g. Hieracium staticifolium in topho vulcanico diruto.
Aeris pariter densitas seu raritas nullam vim habere videtur ad statuendam plantarum stationem; etenim plures alpinae stirpes in opacis Tirolis convallibus proveniunt. Venti contra nonnihil videntur ad hanc rem facere; sic Arenaria bavarica, Silene Saxifraga, Campanula petraea, Valeriana rubra, Spartium radiatum, Scabiosa graminifolia, Artemisia camphorata, Apargia incana amant loca collina et montana, quae ventorum afflatus libere capiunt. Pluvias quoque annuas, nec non rationem cadendi inque terram permeandi, vim habere plurimam cuique notum est. Ast quod in vegetatione magis valet est aeris temperies, quae a regionis latitudine, altitudine supra mare, plagaque solet proficisci.
VI. Benché le specie di rocce dei nostri monti siano così diverse, non ho però trovato alcun genere di piante proprio di ciascuna di esse, cioè che crescesse su una sola di queste rocce. Non oserei tuttavia negare che alcune specie mi sono sembrate nascere più volentieri in un luogo che in un altro, per esempio Hieracium staticifolium sul tufo vulcanico disgregato.
Allo stesso modo, la densità o rarefazione dell'aria non sembra avere alcuna influenza nel determinare la stazione delle piante; parecchie specie alpine, infatti, crescono nelle valli ombrose del Tirolo. I venti, invece, sembrano avere una certa importanza: così Arenaria bavarica, Silene Saxifraga, Campanula petraea, Valeriana rubra, Spartium radiatum, Scabiosa graminifolia, Artemisia camphorata e Apargia incana amano i luoghi collinari e montani che ricevono liberamente il soffio dei venti. Tutti sanno, inoltre, che grandissima influenza hanno le piogge annue, e anche il modo in cui cadono e penetrano nel terreno. Ma ciò che più conta per la vegetazione è la temperatura dell'aria, che dipende di solito dalla latitudine della regione, dall'altitudine sul mare e dall'esposizione.
VII. Si quae de regione diximus modo diligenter perpendamus, facile intelligi potest, quam variam, quam multiplicem, copiosamque vegetationem importare debeant. Etenim lacus, flumina, et oryzeta plerasque palustres stirpes gignunt; planities Lombardiae, Austriae, Bavariae, Galliaeque plantas; colles multas Italiae meridionalis, et Graeciae; montes et alpes alunt vegetabilia Helvetiae, Sabaudiae, Pedemontii, Laponiae, et Sveciae. Verum, quod [p. XV] mirum magis esse debet, est, nos eadem die vegetabilia climate remotissimo, et statione dissimillima legi posse. Qui a promontorio Benacensi S. Vigilii Baldi cacumina perlustret, leget primum palustria et aquatica Potamogetona, Myriophylla, Charas, Confervas, Salvinias, Juncos, Scirpos, Littorellam; in collibus qui Benaci impetum sustinent videbit sponte crescentes cum plantis Indiarum et Americae australis Agave americana, Nerio Oleandro, Rorem marinam, Oleam europaeam, Ficum Caricam, Pistaciam Terebinthum, Cercim Siliquastrum, Punicam Granatum, Amygdalum domesticam, et A. Persicam, Vitem viniferam, Ericam arboream, Quercum Aegylopem, Phyliream latifoliam etc.; in montibus Castaneam, Juglandem, Quercus, Carpinos, Fagum sylvaticam, quam excipiunt Pinus, Larix, Picea, Abies, inde in editioribus arbuscula alpina, Mughus, Rhododendra, Arbuta, Salices; et tandem in cacuminibus herbae dodrantales vivunt Geranium argenteum, Paederota Bonarota, Linaria alpina, Potentilla nitida, Draba pyrenaica, Androsaces, Saxifragae, Lichenes, etc.
VII. Se ora consideriamo con attenzione quanto abbiamo detto della regione, si comprende facilmente quale vegetazione varia, molteplice e abbondante ne debba derivare. I laghi, i fiumi e le risaie producono infatti la maggior parte delle piante palustri; la pianura, piante della Lombardia, dell'Austria, della Baviera e della Francia; i colli, molte dell'Italia meridionale e della Grecia; i monti e le alpi nutrono le piante della Svizzera, della Savoia, del Piemonte, della Lapponia e della Svezia. Ma ciò che deve destare maggior meraviglia è che nello stesso giorno possiamo raccogliere piante di climi lontanissimi e di stazioni quanto mai dissimili. Chi, partendo dal promontorio di San Vigilio sul Garda, percorra le cime del Baldo raccoglierà dapprima piante palustri e acquatiche: Potamogeton, Myriophyllum, Chara, Conferve, Salvinia, giunchi, scirpi, Littorella; sui colli che sostengono l'impeto del Garda vedrà crescere spontaneamente, insieme con piante delle Indie e dell'America meridionale, Agave americana, Nerium Oleander, Ros marinus, Olea europaea, Ficus Carica, Pistacia Terebinthus, Cercis Siliquastrum, Punica Granatum, Amygdalus domestica e A. Persica, Vitis vinifera, Erica arborea, Quercus Aegylops, Phillyrea latifolia ecc.18; sui monti il castagno, il noce, le querce, i carpini, il faggio (Fagus sylvatica), al quale succedono Pinus, Larix, Picea, Abies19; poi, più in alto, gli arbusti alpini: pino mugo, rododendri, Arbuta20, salici; e infine sulle vette vivono erbe alte una spanna: Geranium argenteum, Paederota Bonarota, Linaria alpina, Potentilla nitida, Draba pyrenaica, Androsace, sassifraghe, licheni ecc.
VIII. Ut geographiae nostrae botanicae, nempe situs plantarum clariorem notionem tradam, Floram nostram in sex regiones sive zonas tribuere mihi libitum est.
1. Omnium inferior, idest planities vel Regio Populi incipit ex vallibus secus Padum, quae mari paucis metris supereminent, finesque habet collium radices, ubi Verona sita est, cujus altitudo est metrorum 70. In hu- [p. XVI] miliori planitie proveniunt Populus alba et P. nigra, Salix alba et congeneres, Ulmus, Alnus glutinosa et A. incana, Oryza, Typhae, Carices, ceterarumque palustrium progenies; in superiori Mori, Vites, Quercus, Fraxini, Aceri, Platani, cerealia.
2. Regio collina sive Oleae ex 70 metris pertingit ad 500. Colles Berici et Euganei ad hanc regionem omnino pertinent, ubi vegetant Olea europaea, Vites arboresque fructiferae, Arbutus Unedo, Laurus nobilis, Pinus Pinea, Cupressus sempervirens, Populus Tremula, Quercus Aegylops, Q. Ilex, et congeneres, Erica arborea, Rhus Cotinus et R. Coriaria, Castanea vesca, Juglans regia, Acer monspeliensis, Pistacia Terebinthus et P. vera, Cercis Siliquastrum, Coronilla Emerus.
3. Regio montana sive Fagi ex 500 ad 1000 metra se attollit uti montes Bolca et Civillina. Praeter Fagum vegetant Acer Pseudo-Platanus, A. Platanoides, Tilia Europea, T. platyphyllos, Daphne Laureola, Cytisus Alburnum, C. alpinus, C. purpureus, et rursus Quercus, Cerasus, etc.
4. Regio subalpina sive Abietis pertinet ad 1500 metra. Ad hanc regionem perveniunt editiores aedes montanae toto anno habitatae. Alit Pinorum familiam, Pinum Abietem, P. sylvestrem, P. Laricem, P. Piceam, P. Cembram, Rhododendron hirsutum, R. ferrugineum, Caricem baldensem, Hypochoeridem helveticam, Gentianam luteam, Swertiam perennem, Pyrolae species, Aconitum Napellum, A. neomontanum, A. Antoram, Saxifragam Ponae, S. arachnoi- [...]
VIII. Per dare un'idea più chiara della nostra geografia botanica, cioè della distribuzione delle piante, ho ritenuto opportuno suddividere la nostra Flora in sei regioni o zone.
1. La più bassa di tutte, cioè la pianura o Regione del Pioppo, comincia dalle valli lungo il Po, che si elevano di pochi metri sul mare, e ha per limite le falde dei colli, dove sorge Verona, la cui altitudine è di 70 metri. Nella pianura più bassa crescono Populus alba e P. nigra, Salix alba e le specie affini, l'olmo, Alnus glutinosa e A. incana, il riso, le tife, i carici e la schiera delle altre piante palustri; in quella più alta gelsi, viti, querce, frassini, aceri, platani e cereali.
2. La regione collinare o dell'Olivo va dai 70 ai 500 metri. Vi appartengono interamente i Colli Berici ed Euganei, dove vegetano Olea europaea, viti e alberi da frutto, Arbutus Unedo, Laurus nobilis, Pinus Pinea, Cupressus sempervirens, Populus Tremula, Quercus Aegylops, Q. Ilex e specie affini, Erica arborea, Rhus Cotinus e R. Coriaria, Castanea vesca, Juglans regia, Acer monspeliensis, Pistacia Terebinthus e P. vera, Cercis Siliquastrum, Coronilla Emerus.
3. La regione montana o del Faggio si eleva dai 500 ai 1000 metri, come i monti di Bolca e la Civillina. Oltre al faggio vi vegetano Acer Pseudo-Platanus, A. Platanoides, Tilia Europea, T. platyphyllos, Daphne Laureola, Cytisus Alburnum, C. alpinus, C. purpureus e ancora querce, ciliegi ecc.
4. La regione subalpina o dell'Abete giunge fino a 1500 metri. Fino a questa regione arrivano le abitazioni di montagna più alte abitate tutto l'anno. Essa nutre la famiglia dei pini: Pinus Abies, P. sylvestris, P. Larix, P. Picea, P. Cembra, e inoltre Rhododendron hirsutum, R. ferrugineum, Carex baldensis, Hypochoeris helvetica, Gentiana lutea, Swertia perennis, specie di Pyrola, Aconitum Napellus, A. neomontanum, A. Anthora, Saxifraga Ponae, S. arachnoi[dea] [...] – il testo prosegue a p. XVII.
Corrispondenze fra i binomi usati da Pollini e la nomenclatura attuale, limitatamente ai nomi che differiscono in modo significativo. Le specie il cui nome è rimasto invariato (per esempio Campanula petraea, Silene saxifraga, Geranium argenteum, Paederota bonarota, Carex baldensis, Potentilla nitida, Swertia perennis) non sono riportate.
| Nome in Pollini (1822) | Nome attuale | Nome italiano |
|---|---|---|
| Hieracium staticifolium | Tolpis staticifolia (All.) Sch.Bip. | sparviere a foglie di statice |
| Arenaria bavarica | Moehringia bavarica (L.) Gren. | moehringia di Baviera |
| Valeriana rubra | Centranthus ruber (L.) DC. | camarezza, valeriana rossa |
| Spartium radiatum | Genista radiata (L.) Scop. | ginestra stellata |
| Scabiosa graminifolia | Lomelosia graminifolia (L.) Greuter & Burdet | vedovina a foglie di graminacea |
| Artemisia camphorata | Artemisia alba Turra | assenzio canforato |
| Apargia incana | Leontodon incanus (L.) Schrank | dente di leone canuto |
| Ros marinus | Salvia rosmarinus Spenn. | rosmarino |
| Amygdalus domestica | Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb | mandorlo |
| Amygdalus Persica | Prunus persica (L.) Batsch | pesco |
| Quercus Aegylops | Quercus ithaburensis subsp. macrolepis (Kotschy) Hedge & Yalt. | quercia vallonea (vedi nota 18) |
| Draba pyrenaica | Petrocallis pyrenaica (L.) R.Br. | petrocallide dei Pirenei |
| Rhus Cotinus | Cotinus coggygria Scop. | scotano |
| Castanea vesca | Castanea sativa Mill. | castagno |
| Acer monspeliensis | Acer monspessulanum L. | acero minore |
| Coronilla Emerus | Hippocrepis emerus (L.) Lassen | cornetta dondolina |
| Cytisus alpinus | Laburnum alpinum (Mill.) Bercht. & J.Presl | maggiociondolo alpino |
| Cytisus purpureus | Chamaecytisus purpureus (Scop.) Link | citiso purpureo |
| Pinus Abies | Picea abies (L.) H.Karst. | abete rosso (vedi nota 19) |
| Pinus Picea | Abies alba Mill. | abete bianco (vedi nota 19) |
| Pinus Larix | Larix decidua Mill. | larice |
| Pinus Mughus | Pinus mugo Turra | pino mugo |
| Hypochoeris helvetica | Hypochaeris uniflora Vill. | costolina elvetica |
| Aconitum Anthora | Aconitum anthora L. | aconito antora |
| Saxifraga Ponae | Saxifraga petraea L. | sassifraga delle rupi |
| Littorella | Littorella uniflora (L.) Asch. | littorella |
Corrispondenza fra i nomi latini usati da Pollini e i nomi attuali, nell'ordine in cui compaiono nel testo.
| Latino | Nome attuale |
|---|---|
| Tirolis Italicus sive Australis | Tirolo italiano o meridionale (Trentino) |
| ager Rhodigiensis; Rhodigium | Polesine; Rovigo |
| Medoacus major / minor | Brenta / Bacchiglione |
| Patavium | Padova |
| Brixinium | Bressanone |
| Rhetia; Vallis Telina | Rezia (Grigioni); Valtellina |
| ager Brixianus | Bresciano |
| lacus Benacensis, Benacus | lago di Garda |
| Mincius; Padus, Eridanus | Mincio; Po |
| Salodium | Salò |
| Athesis | Adige |
| Caprinus, Brentinus, Avius, Brentonicus, Morius | Caprino Veronese, Brentino, Avio, Brentonico, Mori |
| Roboretum; Bocenum | Rovereto; Bolzano |
| Lenus; vallis Arsa | Leno; Vallarsa |
| Bondonium | monte Bondone |
| Arcus; Judicaria | Arco; Giudicarie |
| vallis Ledri; Ponalis | Val di Ledro; torrente Ponale |
| Lodronus, Storus | Lodrone, Storo |
| Clesius; lacus Idrus | Chiese; lago d'Idro |
| Blemmonis alpes | Blumone |
| vallis Solis; vallis Rabbiensis | Val di Sole; Val di Rabbi |
| S. Maria Campilii | Madonna di Campiglio |
| vallis Annonia; Clessus; Fondus | Val di Non; Cles; Fondo |
| Maranta | probabilmente Merano (vedi nota 11) |
| Pergineus pagus; vallis Sugana | Pergine; Valsugana |
| Bassanum | Bassano del Grappa |
| Avisius; Eisackus | Avisio; Isarco |
| Pastellus; Pasubius; Novegnus; Summanus; Torus | Pastello; Pasubio; Novegno; Summano; Toraro |
| Vicetia; colles Berici; Euganei | Vicenza; Colli Berici; Colli Euganei |
| Vallis Pulicella; Pantena | Valpolicella; Valpantena |
| Vallis Illasii; Tromigna; Roncati | Val d'Illasi; Val Tramigna; valle di Roncà (Val d'Alpone) |
| Vallis Chiampi; Agni; Thienis vel Schii | Val del Chiampo; valle dell'Agno; valle di Thiene o di Schio |
| Vallis Stagna sive Medoaci majoris | Canale di Brenta (Valstagna) |
| Tartarus; Fibius; Timonchius; Alponus | Tartaro; Fibbio; Timonchio; Alpone |
| Romagnanum; collis Serbari | Romagnano (Grezzana); colle del Serbaro |
| Recobarium; Staro | Recoaro; Staro (Valli del Pasubio) |
| vallis Sermidis | valle di Sermide |
| Aponus; Mons Orto | Abano; Montegrotto |
| promontorium S. Vigilii | Punta San Vigilio |
La «s lunga» (ſ) e le legature della stampa originale sono rese con i caratteri moderni; sono conservate le grafie dell'epoca (jamdiu, pene, sylvis, hyemes, accomodare) e l'accento circonflesso di hîc. Il testo latino è in tondo, come nell'originale; il corsivo riproduce quello della stampa (nomi di specie e alcuni toponimi). Le parole divise fra due righe sono state ricomposte; le indicazioni di pagina fra parentesi quadre ([p. IV], [p. V]…) segnalano l'inizio delle pagine originali. Nella tabella delle altitudini i trattini dell'originale, che sostituiscono il nome del monte già citato, sono resi con un rientro preceduto da trattino. Nella traduzione i binomi scientifici sono lasciati nella forma usata da Pollini; la tabella di concordanza ne riporta i nomi attuali. Le integrazioni del curatore sono fra parentesi quadre.