← Torna alla dispensa sulle erbe alimurgiche · Approfondimento: specie tossiche e confusioni
Colchico d'autunno e zafferano
Colchicum autumnale L. (Colchicaceae) vs Crocus sativus L. (Iridaceae)

Tepali rosa-lilla chiari, 6 stami con antere arancio, 3 stili bianchi filiformi, nessuna foglia al momento della fioritura.
Foto: Sarah Stierch, U.S. Botanic Garden (Wikimedia Commons)

Tepali viola con venature scure, 3 stami con antere gialle, stilo diviso in 3 lunghi stimmi rosso-arancio che sporgono dal fiore.
Perché il colchico riguarda chi raccoglie erbe spontanee
Il colchico cresce proprio negli ambienti frequentati dai raccoglitori di erbe tradizionalmente utilizzate a scopo alimentare: prati da sfalcio, pascoli, margini umidi di boschi. In primavera le sue foglie compaiono insieme a quelle di aglio orsino, tarassaco e acetosa; in autunno i suoi fiori possono essere scambiati per crochi o per zafferano. È uno dei principali responsabili delle intossicazioni gravi da piante spontanee in Italia settentrionale.
Il carattere decisivo: conta stami e stimmi
Con il fiore in mano la distinzione è immediata e non richiede strumenti:
- Colchico: 6 stami (antere gialle o arancio) e 3 stili liberi, sottili e biancastri, con stimma poco appariscente.
- Zafferano: 3 stami (antere gialle) e 1 stilo che si divide in 3 stimmi rosso vivo, lunghi 2,5–3,5 cm, spesso ricadenti fuori dal perigonio: sono proprio loro la spezia.
Regola mnemonica: sei stami, stai lontano; tre stami e tre fili rossi, è zafferano.
Tabella di confronto
| Carattere | Colchicum autumnale | Crocus sativus |
|---|---|---|
| Famiglia | Colchicaceae (un tempo inserito nelle Liliaceae) | Iridaceae |
| Stami | 6, antere gialle-arancio, attaccate con il dorso al filamento (dorsifisse) | 3, antere gialle, attaccate per la base (basifisse) |
| Stili e stimmi | 3 stili separati, sottili, bianchi, stimmi brevi e poco evidenti | 1 stilo diviso in 3 stimmi rosso-arancio, lunghi, clavati, sporgenti |
| Ovario | Supero (sopra l'inserzione dei tepali), interrato alla base del lungo tubo fiorale | Infero (sotto l'inserzione dei tepali), anch'esso interrato |
| Colore dei tepali | Rosa-lilla chiaro, uniforme, venature appena visibili | Viola intenso con fitte venature più scure |
| Dimensioni del fiore | Più grande; tubo fiorale bianco lungo fino a 15–20 cm | Più piccolo e raccolto, più vicino al suolo |
| Foglie durante la fioritura | Assenti (fiore "nudo"); compaiono in primavera | Presenti o in emissione contemporanea |
| Forma delle foglie | Larghe (2–4 cm), lanceolate, lucide, carnose, lunghe 20–40 cm, a ciuffo attorno alla capsula | Strette (2–3 mm), lineari, simili a erba, con una linea bianca centrale sulla pagina superiore |
| Frutto | Capsula ovoide grossa che emerge in primavera tra le foglie; semi bruni numerosi | Nessuno: la pianta è triploide (tre serie di cromosomi) e sterile |
| Organo sotterraneo | Cormo (bulbo-tubero) grande, tunica bruno-scura, con solco laterale | Cormo più piccolo, schiacciato, tunica fibrosa reticolata |
| Fioritura | Agosto–ottobre | Ottobre–novembre |
| Ambiente | Spontaneo: prati umidi, pascoli e prati da sfalcio, dalla pianura alla montagna | Solo coltivato (non esiste allo stato spontaneo); raro inselvatichimento |
| Tossicità / uso | Velenoso mortale in tutte le parti (cormo e semi i più ricchi) | Si usano solo gli stimmi essiccati (spezia); dosi alimentari sicure |
Tossicità del colchico
Il principio attivo principale è la colchicina, un alcaloide che blocca la divisione cellulare (antimitotico). Non viene distrutto dalla cottura né dall'essiccazione.
- Latenza ingannevole: i sintomi compaiono di solito dopo 2–12 ore, quando l'assorbimento è già avvenuto.
- Prima fase: bruciore alla bocca, nausea, vomito, diarrea profusa (spesso sanguinolenta), dolori addominali, disidratazione.
- Fasi successive (24–72 ore): insufficienza di più organi (reni, fegato, cuore, midollo osseo), possibile esito letale.
- Non esiste in commercio un antidoto specifico: in caso di sospetta ingestione rivolgersi subito al Pronto Soccorso o a un Centro Antiveleni (CAV), portando se possibile un campione della pianta.
Le confusioni pericolose
- In autunno, con lo zafferano: per chi coltiva o raccoglie in modo amatoriale. Lo zafferano non cresce spontaneo nei prati: un "croco" autunnale in un prato umido senza foglie è quasi certamente colchico.
- In primavera, con l'aglio orsino (Allium ursinum): è la confusione che causa più intossicazioni gravi in Italia e nell'arco alpino. Le foglie di colchico sono prive di odore agliaceo, più spesse e senza picciolo; quelle dell'aglio orsino, strofinate, sanno nettamente d'aglio. Attenzione però: le mani già impregnate d'odore rendono inaffidabile la prova sulle foglie successive.
- Anche con i crochi spontanei (per esempio Crocus vernus subsp. albiflorus, primaverile): anch'essi hanno 3 stami, ma stimmi arancio corti e nessun valore alimentare.
In sintesi
Scheda a scopo divulgativo: non sostituisce il riconoscimento da parte di un esperto. Non consumare mai piante spontanee senza identificazione certa.